IL TRADING E' UN AZZARDO PER LA TUA RICCHEZZA

22-06-2020

 

Secondo il parere dei maggiori esperti di finanza a livello mondiale (solitamente statunitensi) l’investimento azionario dovrebbe essere accuratamente programmato (nei pesi, nei tempi e nei modi) con un solido piano strategico di investimento che valuti con cura: obiettivi, propensione al rischio e orizzonte temporale.

Naturalmente per “esperti” intendiamo i più autorevoli studiosi del mercato finanziario, per i quali non esistano conflitti di interesse nel momento in cui esprimono la propria opinione. Quindi, di base, escludiamo tutti i guru del mercato (o presunti tali) che indossino la casacca di qualche grande gruppo bancario/assicurativo. Quelli, per capirci, che spesso vengono invitati per commentare gli andamenti giornalieri dei mercati; quell’abitudine che Jane Bryant Quinn definisce “pornografia finanziaria”.

Nel corso del tempo può presentarsi la necessità di vendere in tutto o in parte le azioni in portafoglio.

Quali sono i 5 motivi per cui, sempre secondo gli esperti, ha senso vendere azioni? Ecco l’elenco:

1) Quando devi ribilanciare il portafoglio. Solitamente una volta all’anno è consigliabile e prudente ribilanciare le diverse parti che costituiscono il portafoglio, in modo che esso continui ad essere coerente con gli obiettivi programmati. Per esempio, se il mercato azionario nel corso dell’anno è cresciuto molto, è consigliabile e prudente venderne una parte per riportare la percentuale a quella originaria, comprando contemporaneamente investimenti meno rischiosi. E viceversa.

2) Quando devi diversificare il portafoglio. Tipicamente, nel periodo di passaggio tra la fase di “accumulo” degli investimenti (fase lavorativa) e la fase di “distribuzione” (fase di pensionamento) è necessario programmare una maggiore percentuale di liquidità per le spese. La liquidità può tranquillamente derivare anche dalla vendita delle azioni, possibilmente non durante le fasi più turbolente del mercato (come a febbraio-marzo del 2020).

3) Quando realizzi di aver sbagliato un investimento. Sbagliare investimento può capitare (ed è capitato) a chiunque. Prendere coscienza dello sbaglio è tanto importante quanto difficile da realizzare. Importante perché, prima agiamo e minori saranno le perdite. Difficile perché prima di vendere ci assaliranno due dubbi: “…e se lo tenessi finché non recupera?” oppure “…e se, dopo averlo venduto, recuperasse?”. Conviene fare chiarezza: per investimento “sbagliato” non intendo quello che magari registra una perdita del 20/30% e oltre. La valutazione sul fatto che un investimento sia da considerare giusto o sbagliato poco ha a che fare con le oscillazioni del prezzo. Ma questo è un discorso troppo lungo, che non è possibile sviluppare in questa sede.

4) Quando hai raggiunto il tuo obiettivo. Se hai raggiunto l’obiettivo che ti eri prefissato con il tuo piano di investimento (e magari sei stato così fortunato ad averlo raggiunto in anticipo rispetto ai tempi programmati) non ha senso che tu continui a rischiare: vendi e mettiti tranquillo!

5) Quando devi cambiare il tuo piano strategico di investimento. Per ragioni riguardanti te e/o la tua famiglia è cambiato il tuo profilo di rischio? Il tuo orizzonte temporale? I tuoi obiettivi? Allora ha perfettamente senso che la struttura del tuo portafoglio cambi, contemplando eventualmente anche la vendita di azioni.

 

RIFLESSIONE FINALE

Perché, nell’elenco dei motivi per cui ha senso vendere le proprie azioni, non appare “una forte discesa dei mercati”?

Semplicemente perché, di per sé, non è assolutamente un motivo valido per vendere.

Chi si illude di possedere le capacità di indovinare i momenti “giusti” in cui acquistare e i momenti “giusti” in cui vendere azioni, farà la stessa fine degli investitori statunitensi analizzati da Brad M. Barber e Terrance Odean nello studio “Trading is hazardous to your wealth: the common stock investment performance of individual investors” pubblicato su “The Journal of Finance” nell’aprile del 2000.

Sono stati presi in considerazione 66.465 nuclei familiari e le loro abitudini di trading sulle azioni in portafoglio, nel periodo 1991-1997. I nuclei familiari sono stati divisi in 5 gruppi a seconda di quante operazioni di compra-vendita di azioni eseguivano mensilmente. Il risultato dello studio è sintetizzato nel grafico qui sotto.

Il “gruppo 1” (estrema sinistra) è quello delle famiglie con il minor numero di operazioni; gradualmente fino al “gruppo 5” delle famiglie con il maggior numero di operazioni mensili. Il rendimento netto (colonne nere) diventa via via più basso all’aumentare del numero di operazioni; e viceversa. Si confronti con il rendimento del mercato: S&P 500, ultima colonna nera a destra. Solo il “gruppo 1” (quello con il minor numero di operazioni) è riuscito ad avere un rendimento di poco superiore al mercato. Per tutti gli altri gruppi il rendimento è stato inferiore; tanto più basso quanto maggiore è stato il numero di operazioni mensili.

La lezione è chiarissima: più ti ostini ad entrare ed uscire dal mercato, più duramente verrai punito! Ciò a causa degli errori di valutazione, delle commissioni e delle tasse.

Lo studio conclude così: “il trading è un azzardo per la tua ricchezza”.

“Se vuoi fare trading, preferirei essere il tuo intermediario piuttosto che il tuo consulente.” (Warren Buffett)

 

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Il trading è un azzardo per la tua ricchezza (23.06.2020)



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