INTERVENTO DEL PREMIO NOBEL PAUL KRUGMAN

07-04-2020

 

By Paul Krugman, New York Times del 04.04.2020

La crisi del Covid-19 è arrivata

Ma stiamo già pasticciando la risposta

 

In un periodo normale ci si aspetta più o meno mezzo milione di lavoratori americani che richieda la copertura assicurativa per la disoccupazione. Nelle ultime due settimane abbiamo visto quasi dieci milioni di richieste. Stiamo per affrontare un’incredibile catastrofe economica.

La domanda è se siamo pronti ad affrontare questa catastrofe.

Beh, le prime indicazioni sono che stiamo affrontando questo disastro economico che si muove rapidamente altrettanto male di quanto stiamo gestendo la rapida pandemia che l’ha causato.

La cosa principale da capire è che non stiamo affrontando una recessione convenzionale, almeno finora. Per adesso la perdita dei posti di lavoro è inevitabile, addirittura necessaria: è la conseguenza del distanziamento sociale necessario a limitare la diffusione del coronavirus. In pratica stiamo andando verso l’equivalente economico di un coma farmacologico, nel quale alcune funzioni cerebrali vengono fermate per dare al paziente una possibilità di guarire.

Questo significa che il lavoro principale della politica economica ora non è quello di provvedere uno stimolo, ovvero di sostenere l’occupazione e il GDP (PIL). Al contrario si tratta di provvedere un salvagente alla vita: limitare le difficoltà degli americani che hanno temporaneamente perso le loro fonti di reddito.

C’è pure un forte rischio di avere una recessione convenzionale oltre al coma indotto: di questo parleremo un’altra volta. Per ora l’attenzione deve concentrarsi sull’aiuto a quelli che ne hanno bisogno.

La buona notizia è che i 2 trilioni di dollari del CARES Act (Coronavirus Aid, Relief, and Economic Security Act) che il Congresso ha approvato la settimana scorsa prevede, sulla carta, un supporto economico adeguato alle vite dei cittadini. La cattiva notizia è che sembra che possano volerci settimane, perfino mesi, prima che importi consistenti di denaro finiscano nelle tasse di quelli che hanno bisogno di un aiuto già adesso.

I giornalisti continuano a riferirsi al CARES Act come un “pacchetto di stimolo” ma principalmente si tratta di un sollievo dal disastro. Il pezzo migliore della legge, che per cambiare, i democratici hanno forzato i repubblicani contrari perché fosse incluso, è un ampliamento delle coperture finanziarie per la disoccupazione. Non solo i licenziati otterranno più di quanto normalmente non ricevessero, ma molti lavoratori che prima non erano coperti dall’assicurazione sulla disoccupazione, come ad esempio i lavoratori autonomi e i subappaltatori, sembra che riceveranno una copertura completa.

La legislazione prevede anche prestiti alle piccole aziende, prestiti che verranno condonati, ovvero trasformati in sussidi, se le aziende useranno i soldi per mantenere il livello di occupazione.

Entrambi questi programmi sono buone idee. Il problema è che entrambi ci hanno messo molto tempo per partire e il tempo è una delle cose che milioni di americani in difficoltà, molti dei quali già faticavano ad arrivare a fine mese, decisamente non hanno.

Sui sussidi alla disoccupazione: gli uffici statali dell’impiego, già sopraffatti dall’aumento di richieste, non sono pronti a versare questi sussidi extra, e potrebbero non essere pronti per diversi giorni, un ritardo disastroso per quelle famiglie già in difficoltà finanziarie.

Anche i prestiti alle piccole aziende stanno in qualche modo ingolfando il processo, con le aziende che non sono in grado di completare la documentazione o a cui viene detto che devono aspettare tre settimane. Inoltre, il governo federale, anziché prestare i soldi direttamente sta canalizzando i prestiti attraverso le banche private e le banche si stanno lamentando che devono ancora ricevere linee guida precise e che l’amministrazione sta stabilendo dei requisiti che non consentono l’operatività.

In altre parole, potrebbe volerci molto tempo prima che l’economia inizi a ricevere il supporto di cui ha già bisogno.

E anche quando i lavoratori e le imprese finalmente dovessero ricevere gli aiuti promessi il CARES Act non fornisce nemmeno lontanamente i soldi che sono necessari ai governi statali e locali, che stanno vedendo crollare i ricavi mentre le spese continuano a crescere. Questo potrebbe costringere a grandi tagli nei servizi governativi proprio dove sono maggiormente necessari.

Quindi di cosa abbiamo bisogno subito?

Primo dobbiamo eliminare i colli di bottiglia che stanno trattenendo i sussidi alla disoccupazione e i prestiti alle piccole aziende. Il parallelo naturale è con il crash di healthcare.gov (il programma sanitario online) quando l’Affordable Care Act è stato attivato: all’inizio le cose sembravano disastrose, ma una task force di esperti nominata dall’amministrazione Obama, lavorando giorno e notte, risolse il problema più rapidamente di quanto chiunque immaginasse e le iscrizioni superarono ampiamente le attese.

Non vedo ragioni perché non si possa fare uno sforzo simile per il CARES Act. Ma qui sta il punto: stiamo parlando dell’amministrazione Trump, che rifugge gli esperti di ogni tipo e in cui ogni sforzo finisce in qualche modo per essere diretto da Jared Kushner (il genero del presidente). Secondo abbiamo bisogno di una nuova legge di aiuto che copra le carenze del CARES Act in particolar modo per quanto riguarda i governi statali e locali.

Ma i repubblicani saranno disposti a fornire questo aiuto? Donald Trump sta parlando, come molte altre volte prima, di una gigantesca legge sulle infrastrutture. Ma i repubblicani al Senato sono notoriamente poco entusiasti. E anche se investire pesantemente sulle infrastrutture è una buona idea adesso è meno urgente che fornire gli aiuti agli stati che hanno enormi buchi di bilancio. E per tornare alla legge appena approvata dal Congresso: sono quasi sicuro che “alla fine” sistemerà tutti gli intoppi. Però quando stai perdendo sei milioni di posti di lavoro a settimana “alla fine” non va abbastanza bene.

 

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Intervento del Premio Nobel Paul Krugman (08.04.2020)



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