COSA POSSIAMO ASPETTARCI DAGLI ANNI '20?

13-01-2020

 

Mentre il 9 sul calendario fa posto ad un nuovo 0 molta gente è alla disperata ricerca di un raggio di ottimismo che possa scalfire la cappa di brutte notizie giornaliere. Avendo pubblicato centinaia di grafici sul progresso umano, spesso mi chiedono qualche parola di rassicurazione che riusciremo a superare i nostri problemi e che il prossimo decennio non vedrà soltanto un’intensificazione delle crisi e dei declini.

Il progresso è un fatto storico. I numeri dimostrano che negli ultimi settant’anni gli umani in media vivono di più, in maggior salute, più sicuri, più ricchi, più liberi, più felici e più “smart” non solamente nell’occidente ma in tutto il mondo.

Il progresso tuttavia non è una forza naturale. Le leggi dell’universo sono indifferenti al nostro benessere e molte più cose possono andar male che andar bene. La nostra specie si è evoluta per i vantaggi che abbiamo nella lotta alla riproduzione, non per la nostra felicità o la nostra saggezza. Il primo passo nel pensare al futuro è quello di riconciliare il progresso umano con la natura umana. Il progresso di cui abbiamo beneficiato è arrivato dal potenziamento della parte migliore della nostra natura. Siamo una specie cognitiva con i mezzi per risolvere i problemi e le capacità linguistiche per organizzarle. Siamo una specie cooperativa con la capacità di mettere insieme le forze necessarie ad ottenere risultati che da soli non potremmo ottenere. E siamo una specie empatica ad intermittenza, con la capacità di preoccuparci per il benessere degli altri.

Questi doni sono amplificati dalle idee e dalle istituzioni sviluppate durante l’Illuminismo e radicate dopo la Seconda guerra mondiale: ragione, scienza, democrazia liberale, dichiarazioni dei diritti, una stampa libera, mercati regolamentati e istituzioni di cooperazione internazionale.

Ma questo progresso è invisibile alla maggior parte della gente perché la gente non forma la propria comprensione del mondo dai numeri: la formano sui titoli dei media. Il giornalismo per sua natura nasconde i progressi perché presenta eventi improvvisi piuttosto che trend graduali. La maggior parte delle cose che accadono improvvisamente sono negative: una guerra, una strage, un’epidemia, uno scandalo, un crollo finanziario. La maggior parte delle cose buone consiste o nel non succedere nulla, come una nazione che si libera della guerra o della fame, o di cose che accadono gradualmente ma si compongono negli anni, come un calo della povertà, dell’analfabetismo o delle malattie.

Al di sopra di questo pessimismo precostituito le forze di mercato aggiungono uno strato di negatività. La gente teme maggiormente le perdite più di quanto apprezzi i guadagni e così i profeti possono stabilire la loro vigilanza mettendo in guardia sui disastri potenziali che potrebbero aver sottovalutato. Chi fa le previsioni non sono attuari che estrapolano e aggiustano i trend di medio termine ma drammaturghi che solleticano la nostra immaginazione con tragedie e storie dell’orrore.

Così per ogni epoca dell’Acquario con elettricità troppo a buon mercato per essere misurata, ci sono dozzine di distopie. Durante la mia vita sono sopravvissuto ad una guerra termonucleare del terzo mondo, ad una bomba demografica, all’esaurimento del petrolio e dei minerali ad un bug del millennio che fa finire la civiltà, ad attacchi terroristi stile 11 settembre e ad un fungo atomico di Saddam Hussein. Quelli che ricordano la caduta del muro di Berlino come dell’apertura di una nuova era di ottimismo hanno una pessima memoria. All’epoca gli esperti hanno messo in guardia sulla volontà di rivincita di una Germania unificata, sul sole rinascente del Giappone e sul desiderio di stabilità di un mondo bipolare. Una copertina del 1994 della rivista Atlantic raccontava di una “prossima anarchia” di guerre mondiali, crimine crescente, Aids incontrollabile e il crollo della Nigeria, della Cina, dell’India e degli Stati Uniti.

Come possiamo dunque pensare al prossimo decennio senza toni melodrammatici? Il progresso letteralmente non si ferma mai e molti dei suoi elementi non spariranno. La scienza e la medicina continueranno ad esplorare frontiere infinite e ad aumentare la nostra comprensione arricchendo le nostre vite. È vero che gli ideali della ragione sono sotto attacco da parte dei fondamentalismi, delle fake news e delle teorie cospirazioniste, come è sempre stato. Ma anche le armi della ragione si stanno espandendo attraverso le risorse online per l’educazione e il controllo dei fatti, e nei movimenti per la medicina le politiche e la filantropia basate sulle evidenze.

Nella sfera morale il concetto di diritti umani è diventato autoespandente da quando il maltrattamento di categorie arbitrarie di persone appassisce di fronte alle evidenze di analisi. Più generazioni hanno stabilito l’ideale di porre fine alle persecuzioni religiose, al despotismo, alle punizioni sadiche, alla schiavitù legalizzata, all’approfittarsi dei lavoratori ed alla discriminazione delle donne, delle minoranze etniche e dei gay.

Di recente questo ideale è stato esteso alle molestie sessuali, al maltrattamento dei transgender e alle leggi oppressive in regioni illiberali (in questo decennio 13 paesi hanno decriminalizzato l’omosessualità). Perfino i più retrogradi fronteggiano pressioni per abbandonare pratiche arcaiche che vietano alle ragazze di andare a scuola ed alle donne di guidare.

Adottando gli obiettivi di sviluppo sostenibile le 193 nazioni dell’ONU si sono impegnate ad obiettivi coraggiosi per ridurre la povertà, la fame, le malattie, l’analfabetismo, la disparità di genere, la guerra e altri flagelli. IL progresso verso questi obiettivi (oltre al clima) sta continuando e può essere misurato su siti come “Our World in Data (https://ourworldindata.org/), Gapminder (https://www.gapminder.org/), Human Progress (https://www.humanprogress.org/), the Bill & Melinda Gates Foundation (https://www.gatesfoundation.org/) e Future Crunch (https://futurecrun.ch/99-good-news-2019). È improbabile fare una retromarcia.

Ma, come enfatizzano i misuratori degli obiettivi sostenibili (https://www.gatesfoundation.org/goalkeepers/): “ il progresso è possibile ma non è inevitabile” La povertà, le malattie e i conflitti sono parti naturali e non innaturali della condizione umana e solamente l’applicazione concertata di ragione, scienza e umanesimo possono combatterli.

Il progresso può essere minacciato non solamente dall’autocompiacimento ma dal tribalismo, dall’autoritarismo e dalla negazione della scienza. Populisti come Donald Trump personificano tali minacce: utilizza i discorsi pubblici non come un mezzo per perseguire collettivamente una realtà obiettiva ma come un’arma con cui progettare e realizzare il dominio. Ha spazzato via il consenso scientifico sul cambiamento climatico e soppresso la disseminazione di dati sulla salute pubblica e sull’ambiente. Ha seminato l’ostilità etnica in casa e rigettato la cooperazione internazionale a favore di un’economia a somma zero o di combattimenti politici. Questi insulti agli ideali dell’illuminismo non sono solamente filosofici: minano misure concrete che hanno guidato il progresso nel passato, compresi i controlli democratici, il libero commercio, la regolamentazione ambientale e gli accordi internazionali.

Nonostante non possiamo sapere quanti danni il populismo autoritario farà, ci sono motivi per pensare che non sarà il volto del futuro. Il suo sostegno proviene principalmente dalla maggioranza etnica in particolare rurale, meno scolarizzata e più anziana, in declino demografico. E persino i paesi che cercano di nascondersi in una fortezza nazionalista saranno assediati sempre di più dalle crisi che sono inerentemente globali e non possono essere risolte senza la cooperazione internazionale, compreso il cambiamento climatico, la degradazione degli oceani, le pandemie, i migranti, il crimine digitale, il terrorismo, la pirateria, il denaro nero e la proliferazione nucleare.

La democrazia, ripetutamente dichiarata moribonda dagli esperti, potrebbe essere più resistente di quanto possano capire. Tutti hanno letto di scivolamenti indietro di paesi come la Turchia, la Russia e il Venezuela, ma pochi hanno letto dei passi avanti di paesi come la Georgia, lo Sri Lanka, la Nigeria, l’Armenia, la Malesia e l’Etiopia. Secondo la classifica di Varieties of Democracy (https://www.v-dem.net/media/filer_public/99/de/99dedd73-f8bc-484c-8b91-44ba601b6e6b/v-dem_democracy_report_2019.pdf) il numero di democrazie nel mondo durante l’ultimo decennio è cresciuto ad un valore record con 99 (il 55%) nel 2018 paragonate a 87 nel 1998, 51 nel 1988, 40 nel 1978, 36 nel 1968 e 10 nel 1918. E nell’ultimo anno sono aumentate le pressioni per una maggiore democraticità in Venezuela, Bolivia, Russia, Algeria, Sudan e Hong Kong.

Anche la pace potrebbe avere la forza di stabilirsi. A dispetto delle recenti ferite dal Putinismo e dalla Primavera Araba, la lunga pace dalla fine della Seconda guerra mondiale continua ad estendersi. Le guerre tra grandi potenze, un tempo croniche, sono sparite: l’ultima, tra la Cina e gli Stati Uniti, data più di 65 anni (guerra di Corea). Le guerre tra gli stati continuano il loro scivolamento verso l’obsolescenza, con non più di tre all’anno nel periodo dal 1945 e nessuna dal 2003. Nonostante le guerre civili continuino, il li vello complessivo di morti in guerre di qualsiasi tipo è crollato dal 1950 al 2005 da 22 ogni 100.000 persone all’anno a 0,2. Dopo esser risalito a 1,5 nel 2014 durante l’orrenda guerra civile siriana, si è dimezzato a 0,7 nel 2018. E nonostante tutti i segnali di attenzione di una Cina crescente che inevitabilmente finirà per combatter il suo rivale egemone, questo paese ha basato le proprie fortune sul commercio, contribuito al processo di pacificazione sostenuto dall’ONU, partecipato alle organizzazioni globali e regionali, frenato la Corea del Nord, assistito i paesi poveri con infrastrutture piuttosto che armi, e non combattuto una guerra negli ultimi 32 anni.

I risultati passati naturalmente non sono una garanzia di risultati futuri. Nonostante la storia non sia ciclica, può essere spinta indietro da brutte sorprese. È già successo: le due guerre mondiali, l’influenza Spagnola, l’Aids in Africa, la crescita del crimine e delle guerre civili dai primi anni 60 all’inizio dei 90, l’11 settembre.

Il prossimo decennio potrà portarne ancora, anche se per definizione non sappiamo quali saranno. Naturalmente sappiamo quali possano essere alcune delle minacce catastrofiche al processo graduale.

Come ricordano alcuni adesivi nei paraurti: una bomba nucleare può rovinarti la giornata. Contrariamente a quasi 75 anni in cui la catastrofe nucleare si supponeva fosse dietro l’angolo, nessuna arma nucleare è stata fatta scoppiare in una guerra da Nagasaki. Questo suggerisce che le norme e le salvaguardie contro lanci accidentali e impulsivi hanno fatto il loro lavoro.

Tuttavia, la distruzione possibile è così orribile che dovremmo essere stupidi per pensare di essere fortunati indefinitamente. Le basse e tuttavia sconcertanti possibilità possono essere ulteriormente ridotte riducendo il loro numero al di sotto di un limite stabilito e finalmente portandole a zero. Gli attuali leader delle potenze nucleari non si stanno esattamente muovendo in questa direzione ed è imperdonabile che il futuro della civiltà non sia un argomento di dibattito elettorale mentre lo siano le più piccole gaffes e gli scandali.

Altre possibili calamità sono le pandemie che possono facilmente attraversare i continenti e il cybersabotaggio che può bloccare internet. Anche in questi ambiti finora le salvaguardie hanno funzionato, ma gli esperti affermano che debbano essere rafforzate.

Una categoria di per sé è il cambiamento climatico, più simile ad un asteroide che si avvicina che ad una ruota di roulette che gira. Sarebbe irresponsabile sia predire che tutto andrà a posto sia che siamo fritti. Il recupero climatico, se mai arriverà, non arriverà dalle compagnie petrolifere o dai sacrifici personali. Richiederà passi avanti nelle politiche e nella tecnologia.

L’atmosfera è un bene comune dove nessun individuo o paese ha un incentivo a ridurre le emissioni poiché ne patirebbe i costi senza beneficiarne a meno che tutti non facciano lo stesso sacrificio. Le politiche che attribuiscono un prezzo alle emissioni carboniose sono necessarie per evitare questa tragedia, ma abbiamo imparato che la gente vi reagisce non isolando le finestre ma dando fuoco alle auto. Queste politiche devono essere ammorbidite con ristorni o nascoste negli strati oscuri dell’economia. Il mio sospetto è che funzionerà meglio se renderemo meno costosa l’energia pulita piuttosto che rendere più costosa l’energia sporca. Nel breve termine questo potrebbe comportare un aumento della capacità di energia nucleare, come hanno fatto in passato Svezia e Francia. Nel lungo termine richiederà passi avanti nello sviluppo di sistemi di immagazzinamento dell’energia solare ed eolica, nelle bioenergie e in una nuova generazione di piccoli reattori a fissione modulare o fusione. Gli avanzamenti tecnologi saranno anche necessari per elettrificare le industrie, ridurre le emissioni di gas serra dall’agricoltura e catturare il CO2 già presente nell’atmosfera.

Non bisogna preoccuparsi di tutto e il mio apprezzamento della complessità della natura umana mi lascia scettico a proposito di un’altra paura comune: gli Anni Venti vedranno tutto un nuovo mondo di novità high-tech.

Negli Anni Novanta si prevedeva che i genitori degli yuppie avrebbero presto impiantato i geni dell’intelligenza o del talento musicale nei loro futuri figli: sembrava una previsione plausibile in un decennio pieno di scoperte legate al genio X. Ma queste scoperte erano destinate al Giornale dei Risultati Irriproducibili e oggi sappiamo che le skills ereditabili sono il prodotto di centinaia di geni, ciascuno con un minuscolo effetto e molti con pericolosi effetti collaterali. Gestire il genoma di un embrione sarà sempre complesso e rischioso. Dato che molti genitori sono già sospettosi per le salse geneticamente modificate sarà piuttosto difficile che vogliano lanciare i dati per i figli geneticamente modificati.

Le interfacce cervello computer, eccetto nei trattamenti per paralisi o altre disabilità, mi lasciano ancora dubbioso, come se doveste modificare il settaggio del vostro I-phone saldandovi una pistola. I nostri pensieri sono resi corporei attraverso intricate composizioni di connettività in reti di milioni di neuroni, utilizzando un codice che i neuroscienziati non hanno ancora compreso. Dal momento che nasciamo già equipaggiati con interfacce per i nostri network neurali: orecchie, occhi, dita, lingue, non sono sicuro che le persone in salute sentiranno il bisogno di un nuovo buco nella testa o di un oggetto estraneo sistemato nel loro cervello.

Alcuni profeti tecnologici seminano paure a proposito di un’intelligenza artificiale che sottometta i propri creatori. Altri mettono in guarda su un’intelligenza artificiale che possa distruggere il mondo mentre sta cercando di perseguire un fine, tipo introdurre tumori in cavie umane per trovare una cura per il cancro o asfissiarci tutti per deacidificare gli oceani. Ma la paura principale è quella di proiettare i peccati umani come l’avidità e la volontà di dominio sopra un concetto di intelligenza. Un sistema intelligente prodotto dall’uomo è un supporto per la soluzione dei problemi non un primate rivale. E il secondo rifiuta sé stesso. Assume che gli ingegneri sono così intelligenti da inventare un sistema che può curare il cancro ed eliminare l’inquinamento ma così stupidii da dimenticarsi di dargli altre condizioni o testarne come si comporterebbe prima di dargli onnipotenza sopra il pianeta. Inoltre, un sistema che mono-maniacamente persegue un unico scopo potrebbe essere Artificiale ma di sicuro non è Intelligente.

E poi c’è la prospettiva che le fake news e gli annunci politici targetizzati possano fare il lavaggio del cervello alla gente e cancellare la democrazia. Nonostante lo sviluppo della disinformazione vada combattuto, ricerche sugli effetti dei messaggi della politica mostrano come non sia così facile fare il lavaggio del cervello alla gente. Perfino i messaggi TV tradizionali e le pubblicità dirette via mail sono sorprendentemente inefficaci e nelle elezioni americane del 2016 le fake new e i tweet generati da Bot hanno contribuito per una piccola frazione agli spostamenti politici e per lo più erano consumati dai fan (pochi elettori hanno cambiato la propria idea dopo aver letto che Hillary Clinton gestiva un giro di prostituzione minorile fuori da una pizzeria). Per questo motivo la pubblicità online, al di là dei proclami di microtargeting gestito dai dati, ha una efficacia piuttosto dubbia servendo ai lettori pubblicità di prodotti che hanno già comprato e di prodotti che non compreranno mai (come i tavoli girevoli e le trottole hi-tech che regolarmente vedo inserite nelle notizie quotidiane che mi arrivano via mail).

Prudenza ed esperienza mi spingono a moderare queste riflessioni sul prossimo decennio.

Come i veggenti prima di me sicuramente mi sbaglierò in alcune delle mie attese sul progresso continuo e sulle minacce che affronterà o meno.

Ma sono sicuro di una cosa: gli Anni Venti saranno pieni di problemi, crisi e discordie, esattamente come quelli prima e quelli dopo. Qualcuno sarà sorpreso di sentire questo campione del progresso abiurare ogni speranza di un futuro libero da pensieri e preoccupazioni. Perché non potremmo costruire sui nostri successi ed aspirare all’utopia?

Il motivo è che non abbiamo carta bianca. La conoscenza conquistata con fatica che ci ha permesso di marginalizzare le nostre superstizioni e condizionamenti dev’essere reimparata ad ogni generazione in una fatica di Sisifo, mai del tutto perfettamente.

Inoltre, la natura umana impone continue scelte tra cose diverse a cui attribuiamo valore. Le persone sono diverse per talento e temperamento, quindi anche in un sistema equo finiranno per essere disuguali e ciò che piacerà ad alcuni darà inevitabilmente fastidio ad altri. Le persone non sono infinitamente sagge e quindi quando viene loro data la libertà alcuni la useranno per mandare all’aria le proprie vite e quando dovessero avere il potere del voto democratico potrebbero scegliere leader e politiche che finiscano per danneggiarli. Le persone non sono infinitamente altruiste. Ogni politica che farà stare qualcuno molto meglio farà stare qualcun altro molto peggio (per esempio i manager delle aziende di carbone) e questi non vorranno sacrificare i propri interessi per il bene del gruppo.

Tuttavia, il fatto che il progresso ci imponga tali scelte non ci costringe ad un costante livello di sofferenza. La conoscenza e la tecnologia possono sostenere le scelte dandoci di più di ogni bene che vorremmo. L’educazione, una stampa libera e una società civile possono ricordarci che i compromessi della democrazia sono migliori delle alternative.

E, come notava il fisico David Deutsch, se è vero che i problemi sono inevitabili è vero anche che i problemi sono risolvibili e le soluzioni creano nuovi problemi che a loro volta possono essere risolti.

 

Steve Pinker è professore di Psicologia all’Università di Harvard e autore di 10 libri, tra questi “Illuminismo adesso, in difesa della ragione, della scienza, dell’umanesimo e del progresso”.

 

Leggi il documento in Pdf

Cosa possiamo aspettarci dagli anni 20 (15.01.2020)



Iscriviti alla newsletter

Vuoi capire come funzionano i mercati finanziari?

Richiedi un contatto

Come possiamo aiutarti? *