MINORE CONCORRENZA = PREZZI PIU' ALTI

13-11-2019

 

Dal New York Times dell'11.11.2019

Quando Thomas Philippon si è trasferito a Boston vent’anni fa dalla Francia in cui è nato, era uno studente con maturità che stava attento alle spese; fu felice di scoprire quanto fosse a buon mercato l’uso del telefono negli Stati Uniti. A quel tempo le telefonate via internet consentivano, andando online, di fare lunghe conversazioni locali, che in Francia gli sarebbero costate 10 euro ciascuna. Negli Stati Uniti erano virtualmente gratis.

Philippon alla fine ottenne un Ph.D. in economia al Massachusetts Institute of Technology e decise di rimanere. Oggi è professore alla New York University. Negli anni ha potuto accorgersi di una cosa piuttosto sorprendente della sua patria adottiva: usare Internet non è più un buon affare. Oggi i suoi parenti pagano circa 90 euro (100 dollari) al mese a Parigi per avere una combinazione di accesso internet veloce, tv via cavo e due telefoni cellulari. Un pacchetto simile negli Stati Uniti normalmente costa più del doppio.

Rendersene conto è diventato una parte importante della ricerca accademica di Philippon e la risposta ai motivi di tutto ciò la offre in un affascinante nuovo libro: “The great reversal: how America gave up on Free Markets” (La grande inversione: come l’America ha rinunciato al libero mercato). Settore industriale dopo settore industriale, scrive, poche aziende sono diventate così grandi che hanno il potere di tenere alti i prezzi e bassi gli stipendi. Grandioso per queste aziende e terribile per tutti gli altri.

Molti americani possono scegliere solo tra due fornitori di Internet. Le linee aeree sono dominate da solo quattro aziende. Amazon, Apple, Facebook e Google diventano sempre più grandi. Uno o due grandi sistemi ospedalieri controllano molti mercati locali della sanità. Home Depot e Lowe hanno sostituito tutti i negozi locali. Le catene di farmacie locali come Eckerd e Happy Harry’s sono state ingoiate dai giganti nazionali.

Altri ricercatori hanno documentato una crescente concentrazione delle aziende. Il più grande contributo di Philippon è di spiegare che non si tratta di una conseguenza naturale della globalizzazione e dell’innovazione tecnologica. Se lo fosse, i trend sarebbero simili attorno al mondo. Invece non è così. In Europa le grandi aziende sono cresciute di poco negli ultimi cento anni, anziché diventare enormi come negli Stati Uniti.

(Il grafico di sinistra indica l’aumento di quota di mercato negli USA ed in Europa delle prime otto aziende dal 2000 al 2014, mentre quello di destra indica la crescita dei prezzi in rapporto alla crescita del costo del lavoro negli USA ed in Europa dal 1998 al 2015).

Che cosa spiega queste differenze? La politica.

Certamente l’economia europea ha i suoi problemi, ma la politica antitrust non è uno di questi. L’Unione Europea ha mantenuto viva la competizione bloccando le fusioni e insistendo perché le aziende consolidate facessero posto a nuovi entranti. Nelle telecomunicazioni spesso le aziende più piccole hanno il diritto di usare l’infrastruttura costruita dai giganti. Per questo motivo i parenti di Philippon in Europa possono scegliere tra 5 fornitori di internet, compresa un’azienda low-cost che abbassa i prezzi per tutti.

Nei voli aerei compagnie low cost come Easy Jet e Ryanair hanno ottenuto un miglior accesso agli slot di partenza e arrivo che necessitano per operare. Le prime quattro compagnie aeree in Europa controllano solamente il 40 per cento del mercato. Negli Stati Uniti la quota è dell’80% e, come ci si aspetterebbe, le tariffe aeree sono più alte. Perfino Southwest Airlines ha iniziato a comportarsi sempre meno come una compagnia low-cost.

L’ironia è che l’Europa sta implementando idee basate sul mercato, come le telecomunicazioni e le linee aeree low-cost, che sono state inventate dagli americani. Philippon scrive che “oggi i consumatori europei stanno meglio dei consumatori americani perché l’Europa ha adottato le regole del gioco americane, che l’America ha abbandonato”.

L’Unione Europea ha creato un’agenzia sulla concorrenza indipendente che agisce in modo impressionante, che ha la volontà di bloccare le fusioni, come si è visto nel caso General Electric e Honeywell oppure nel caso Siemens e Alstom. Negli Stati Uniti il processo è maggiormente politico e le aziende spendono molti più soldi in donazioni elettorali e nell’attività di lobbying. I lobbisti, e a seguire i politici, giustificano le fusioni in base a dubbie teorie economiche a proposito di efficienze e risparmi. Di solito però le efficienze finiscono per alzare i profitti anziché abbassare i prezzi.

L’acquisto nel 2006 di Maytag da parte di Whirlpool è un buon esempio. Il Dipartimento di Giustizia ha razionalizzato l’operazione in qualche modo prevedendo che nuovi concorrenti esteri avrebbero impedito alle aziende fuse di alzare i prezzi. Ma successivamente Whirlpool ha richiesto di imporre dei dazi per tener fuori i concorrenti esteri. Lavatrici, asciugatrici e lavastoviglie sono tutte diventate più costose.

Il consolidamento dell’industria americana è diventato così pronunciato da produrre effetti macroeconomici. I profitti sono cresciuti e gli stipendi ristagnano. Anche gli investimenti in nuovi impianti e prodotti ristagnano perché le aziende non hanno bisogno di innovare per mantenere alti i profitti. Philippon stima che la nuova era degli oligopoli costi alla tipica famiglia americana più di 5.000 dollari all’anno.

Si tratta di un problema che dovrebbe ispirare soluzioni bipartisan. Alcune soluzioni possono sembrare conservatrici: ridurre i requisiti per le licenze e altre regole burocratiche che frenano le nuove aziende. Altre possono sembrare progressiste: bloccare le fusioni, spezzare i monopoli e costringere le grandi aziende a condividere le infrastrutture.

Ci sono segnali che le politiche dell’antitrust stiano cambiando. Molti repubblicani, come il senatore Josh Hawley, ora parlano apertamente dell’argomento e molti democratici, non solamente Elizabeth Warren e Bernie Sanders, ma anche Amy Klobuchar, ne parlano.

Ma c’è molta strada da fare. Troppo spesso entrambi i partiti stanno confondendo l’interesse delle grandi aziende con l’interesse nazionale. E le famiglie americane ne stanno pagando il prezzo.

2000                                    2005                                   2010                                   2015

(Europa in rosso, Stati Uniti in blu: si va da un valore simile del 65% dell’economia che va in stipendi nel 2000 ad un 50% per gli USA, e 66% di Europa nel 2015)

 

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Le grandi aziende ti stanno caricando $ 5.000 all'anno (14.11.2019)



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