SOTTOVALUTAZIONE E CAMUFFAMENTO SISTEMATICI

18-09-2019

 

Il 31 luglio scorso esortavamo i clienti di banche e sim (società di intermediazione mobiliare) a farsi consegnare, così come previsto dalla normativa Mifid II, il Rendiconto dei costi pagati annualmente per i propri investimenti.

Per passione, abitudine e deformazione professionale siamo andati in queste settimane a verificare come procede il flusso informativo tra banca e cliente. Abbiamo constatato due nette tendenze:

1) Sottovalutazione sistematica da parte del cliente riguardo all’importanza di avere la corretta misura di quanto paga ogni anno per investire il proprio risparmio.

2) Camuffamento sistematico da parte della banca dell’effettivo peso dei costi sul patrimonio del cliente.

 

Il fenomeno è piuttosto curioso. La stessa informazione (incidenza dei costi sul patrimonio) è considerata molto poco importante da parte del cliente (non la richiede o, se gli è stata inviata, non la legge), e invece è fortemente temuta da parte della banca, tanto da tentare di camuffarla o “nasconderla” in tutti i modi. Finora abbiamo sperimentato pregevoli tentativi, più o meno fantasiosi, di camuffamento quali:

- Rendiconto solo in formato digitale ed esclusivamente nell’area riservata del sito della banca

- Rendiconto spedito solo su richiesta (che non sa di poterla fare)

- Rendiconto composto da decine e decine di pagine, in cui l’unico dato davvero interessante (i costi) è nascosto in una tabella nelle ultimissime pagine, possibilmente in mezzo a molto testo scritto

- Rendiconti non spediti

 

Innanzitutto, facciamo notare che, quando si tratta di far bene i conti, solitamente la banca è molto più “attrezzata” del cliente. In generale, quindi, consigliamo di considerare l’atteggiamento della banca come un campanello di allarme per considerare l’informazione in questione come davvero fondamentale per l’investitore.

Ad ulteriore conferma dell’importanza dei costi, riportiamo quanto ormai appurato da molto tempo dalla più autorevole ricerca finanziaria internazionale, cioè: + COSTI = - RENDIMENTI.

Si tratta di una realtà tanto assodata tra gli addetti ai lavori, quanto sconosciuta ai clienti! Non è un caso che le banche da due anni stiano studiando ogni possibile strada percorribile perché il cliente non si renda conto/ non scopra i costi relativi ai suoi investimenti.

A riguardo riportiamo di seguito una tabella che, da sola, riassume l’intero mondo del cosiddetto “risparmio gestito” (se hai voglia di approfondire, esistono centinaia di ricerche indipendenti a riguardo: tutte concordi, naturalmente). La Tabella 1 mostra tutti i fondi comuni azionari statunitensi nel periodo 1991-2016 (26 anni). I fondi sono divisi in 4 fasce: gradualmente dalla prima fascia che comprende i fondi meno costosi, fino alla quarta fascia che comprende i fondi più costosi (Total costs, quarta colonna). Viene quindi misurato il rendimento, il rischio e il rapporto rendimento/rischio (Risk-Adjusted Return, ultima colonna). L’ultima riga in basso (500 Index Fund) riporta gli stessi dati relativi ad un investimento a bassissimo costo in un Etf sull’indice S&P 500.

RISULTATO: All’aumentare dei costi diminuiscono i rendimenti e viceversa. Il miglior risultato è conseguito dall’Etf a bassissimo costo (0,08% all’anno) (Fonte: "The little book of common sense investing" di John C. Bogle) 

 

Postilla di non poca importanza:

- I dati dei fondi comuni non tengono conto del loro “tasso di mortalità”. Cioè, i rendimenti dei fondi comuni risultano MOLTO migliori di quanto non sia la realtà vissuta dai clienti, in quanto non rientrano nel conteggio i rendimenti dei fondi che nel tempo hanno chiuso. Si tende ad attribuire al tasso di mortalità un peso di almeno 1,5% all’anno di rendimento in meno!

 

CONCLUSIONI

Di conseguenza, l’atteggiamento descritto prima (punto 1) di “sottovalutazione sistematica” dell’importanza dei costi porta, con il passare del tempo, dirette conseguenze molto spiacevoli per il cliente. Affermazioni del tipo: “non mi interessa quanto costa, l’importante è quanto rende”, non solo rappresentano una pericolosa sottovalutazione della più moderna ed autorevole teoria finanziaria, ma portano con sé anche una inevitabile certezza:

Il cliente otterrà sistematicamente risultati insoddisfacenti e sotto la media del mercato. Ciò perché ha sottovalutato il peso dei costi concentrando la sua attenzione su argomenti, forse più “accattivanti” (attenzione perché gli intermediari sono maestri nel “cavalcare le mode del momento”…a scapito del cliente, naturalmente) quali: ricerca del mercato migliore, ricerca del settore migliore, ricerca dell’azione/obbligazione migliore, ricerca del gestore migliore… Statistiche alla mano tali sforzi risultano assolutamente inutili per l’andamento delle proprie finanze nel tempo. I costi, invece, rappresentano una pesantissima certezza…di minor rendimento!

P.S. Fai attenzione perché i costi dei fondi comuni italiani sono più elevati dei corrispondenti statunitensi (riportati in tabella)!

 

Leggi il documento in Pdf

Sottovalutazione e camuffamento sistematici (19.09.2019)



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