RIFLESSIONI SULL'ECONOMIA GIAPPONESE...E ITALIANA

29-08-2019

 

Con una popolazione che invecchia rapidamente e una forza lavoro che si riduce, il Giappone è una delle società più anziane del mondo. Gli analisti temono che i trend demografici possano frenare la crescita economica.

L’economia giapponese si è contratta dello 0,2% nei primi tre mesi di quest’anno rispetto al trimestre precedente, ponendo fine a 8 consecutivi trimestri di crescita, il periodo più lungo e non interrotto di crescita dal 1989. È l’unica economia tra le maggiori ad iniziare il 2018 con un’economia che si contrae.

Con la seconda peggior performance tra le principali economie l’anno scorso – l’Italia ha avuto la peggiore – il Giappone sembra pronto ad essere l’economia che cresce meno tra quelle del G7 in quest’anno. Questo a dispetto delle politiche pro-cicliche del primo ministro Shinzo Abe, comunemente conosciute come “Abenomics”. Queste misure sono state introdotte nel 2013 per contrastare la stagnazione di lungo termine del Giappone – il GDP del paese è stato tra quelli più bassi del G7 negli ultimi venti anni, secondo solo all’Italia.

Ma mentre in Italia la stagnazione economica è associata con una disoccupazione record e in generale con un mercato del lavoro debole, il Giappone ha il tasso di disoccupazione più basso tra le economie del G7. La quota dei giapponesi tra le persone in età da lavoro che ha effettivamente un lavoro è la più alta dal 1960, con un rapporto di lavori offerti per chi cerca lavoro vicino al picco di sempre del 1963 di 1,6.

Il Giappone non riesce a stare al passo con i tassi di crescita degli altri paesi perché “la demografia giapponese indebolisce la crescita del PIL” sostiene Rob Carnell, capo economista per l’Asia-Pacifico della banca ING “una popolazione che invecchia e una forza lavoro che si riduce stanno danneggiando la crescita”, mette in guardia il Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo rapporto sul Giappone. In un documento separato il FMI calcola che “l’impatto dell’invecchiamento della popolazione potrebbe ridurre la crescita del Giappone di circa un punto percentuale all’anno per i prossimi trent’anni”.

Se non fosse per la sua forza lavoro che si contrae la crescita economica del Giappone sarebbe maggiore, suggerisce la ricerca del Financial Times. La popolazione giapponese è più piccola di quanto fosse nel 2000. Al contrario negli USA vi è il 16% di popolazione in più rispetto al 2000, il 13% nel Regno Unito e il 21% in più in Canada.

 

Da quando la popolazione ha iniziato il suo declino nel 2010 la popolazione del Giappone è diminuita di circa 1,3 milioni di persone.

Per il 2065 Le Nazioni Unite si aspettano che la popolazione in Giappone si riduca di altre 28 milioni di persone, corrispondenti ad un calo del 22%. Nello stesso periodo la popolazione nelle economie avanzate è prevista crescere del 3%.

La popolazione giapponese non sta solamente riducendosi, sta anche diventando più vecchia rapidamente. Dal 2000 il numero di giapponesi in età da lavoro si è contratto del 13% mentre negli USA è cresciuto più o meno della stessa percentuale. Nel 2040 più di una persona ogni tre in Giappone avrà più di 65 anni, la proporzione più alta nel mondo.

Una popolazione che si riduce significa un mercato domestico più piccolo con meno gente che compra beni e servizi. Nel 2016 c’erano circa 2.300 meno asili di sette anni prima con il numero di bambini sceso del 18%. Circa 2.000 scuole elementari sono state chiuse nello stesso periodo mentre il numero di bambini in età da scuola elementare sono diminuiti dell’8%.

Vengono costruite molte meno case mentra la popolazione, e la domanda, diminuiscono.

Il numero di imprese si è ridotto del 31% dal 2006 al 2013.

La contrazione nella popolazione giapponese indica che anche con una produttività stabile vi sarà un continuo declino nel PIL da un anno all’altro. Assumendo che tutto il resto non cambi, un’economia con una popolazione in crescita sperimenterebbe una crescita positiva del PIL.

Secondo Carnell “un modo migliore per guardare al Giappone sarebbe attraverso il PIL (GDP) procapite”.

Secondo questa misura il Giappone negli ultimi 20 anni è cresciuto a tassi simili a quelli della Francia e del Canda e più dell’Italia.

Se guardiamo alla crescita del GDP procapite per persona in età lavorativa, che tiene conto dell’anzianità e della contrazione nella popolazione, il Giappone in realtà diventa il paese con i migliori risultati nel G7 dopo la Germania negli ultimi 20 anni.

Utilizzando questa misura il GDP del Giappone per persona in età lavorativa è previsto crescere ad un tasso di oltre il 2 per cento. Va considerato che in Giappone molti anziani lavorano, quindi in qualche misura questo valore è influenzato dall’anzianità lavorativa.

Finché la demografia non cambia è difficile che questa sia l’ultima volta che il Giappone vedrà una crescita negativa del GDP, sostengono gli analisti. Ma tenendo in considerazione che la sua forza lavoro si sta contraendo la sua economia sta andando bene.

 

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Riflessioni sull'economia giapponese...e italiana (30.08.2019)



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