TRADUZIONE DI UN ARTICOLO DI MARTIN WOLF SULLE CRISI FINANZIARIE

26-03-2019

 

Perché nuove crisi finanziarie sono inevitabili

Con il passare del tempo, la regolamentazione degrada e i rischi aumentano

 

Abbiamo appreso questo mese che la Federal Reserve americana ha deciso di non alzare i requisiti di capitale anticiclici delle banche oltre il loro attuale livello di zero, nonostante l’economia americana sia ad un picco ciclico. Ha anche rimosso le valutazioni qualitative dagli stress test delle banche americane, ma non di quelle straniere operanti in USA. Infine, il Consiglio per la supervisione sulla stabilità finanziaria, guidato da Steven Mnuchin, segretario al Tesoro americano, ha tolto l’ultima azienda di assicurazioni dalla sua lista di istituzioni “too big to fail” (troppo grandi per fallire).

Queste decisioni potrebbero non mettere in pericolo la stabilità del sistema finanziario. Però dimostrano che la regolamentazione del settore finanziario è pro-ciclica: viene allentata quando dovrebbe essere ristretta e ristretta quando dovrebbe essere allentata. Di fatto impariamo dalla storia e poi dimentichiamo.

La regolamentazione delle banche si è rafforzata dalla crisi del 2007-2012. I requisiti di capitale e liquidità per le banche sono più stringenti, il regime degli “stress test” è abbastanza rigoroso e sono stati fatti sforzi per porre fine alle aziende “troppo grandi per fallire”, sviluppando l’idea di una liquidazione ordinata delle istituzioni finanziarie grandi e complesse. Daniel Tarullo, il governatore della Fed in carico per la regolamentazione finanziaria fino all’inizio del 2017, ha recentemente notato che “il rapporto di capitale richiesto pesato per il rischio delle maggiori banche americane è salito del 7% circa negli anni prima della crisi finanziaria fino a circa il 13% alla fine del 2017”.

Ma sarebbe ingiustificato sentirsi soddisfatti. Le banche rimangono istituzioni fortemente a leva (indebitate). La gente pensa che siano sicure. Ma con un rapporto medio tra le attività (crediti) e il capitale di 17 a 1, la loro capacità di assorbimento delle perdite rimane piuttosto limitata. L’argomento a sostegno di questo è che queste istituzioni promuovono la crescita. Come sostiene Anat Admati dell’università di Stanford questo è un argomento controverso. Però politicamente funziona.

Inoltre, come illustra Jihad Dagher del Fondo Monetario Internazionale in una recente pubblicazione, la storia dimostra la pro-ciclicità della regolamentazione. Sempre di più ci accorgiamo che la regolamentazione finanziaria viene allentata durante un periodo di crescita: di fatto, spesso quest’ultima alimenta la crescita. Poi, quando il danno è fatto e subentra la disillusione, si stringe di nuovo. Questo ciclo può essere visto nella Bolla della compagnia inglese dei mari del Sud all’inizio del 18mo secolo e, trecento anni dopo, nella fase successiva alle recenti crisi finanziarie. Vi sono moltissimi esempi in tutto il periodo tra le due crisi.

Possiamo vedere che vi sono quattro ragioni per cui tutto questo tende a succedere: economiche, ideologiche, politiche e semplicemente umane.

La grande ragione economica è che nel tempo il sistema finanziario evolve continuamente. C’è una tendenza del rischio a spostarsi al di fuori delle parti meglio regolate del sistema, verso quelle meno regolate. Anche se i controllori hanno abbastanza potere e volontà per stare al passo, l’innovazione finanziaria che spesso accompagna questa tendenza rende difficile per loro essere aggiornati. Il sistema finanziario globale è complesso e adattabile. È anche gestito da persone altamente motivate. È difficile per i regolatori stare al passo con l’evoluzione di ciò che ora chiamiamo “sistema bancario ombra”.

La ragione ideologica è la tendenza a vedere questo sistema complesso attraverso delle lenti semplificatrici. Tanto più l’ideologia del libero mercato è forte e tanto più l’autorità ed il potere dei regolatori tenderà ad erodersi. Naturalmente la fiducia in questa ideologia tende ad essere forte nei momenti di crescita, e debole nei momenti di crisi.

Anche la politica è importante. Uno dei motivi è che il sistema finanziario ha il controllo su vaste risorse e può esercitare una grande influenza. Nel ciclo elettorale americano del 2018, secondo il Centro per le politiche responsabili, la finanza le assicurazioni e l’immobiliare (tre settori interconnessi) sono stati i maggiori contribuenti, coprendo un settimo dei costi totali. Questo è un notevole esempio della “logica dell’azione collettiva” di Mancur Olson: pochi interessi concentrati sono in grado di sopravanzare l’interesse generale. Questo accade molto meno nei tempi di crisi, quando la gente è arrabbiata e vuole punire i banchieri. Ma torna ad essere vero in tempi normali.

Emerge anche una corruzione ai margini: i politici possono addirittura domandare una quota della ricchezza creata nei tempi di crescita. Dal momento che i politici alla fine controllano i regolatori, le conseguenze per questi, anche se sono onesti e diligenti, sono evidenti. Se serve, possono esser rimossi. JK Galbraith ha inventato lo “spreco”, la ricchezza che la gente pensa di avere prima che le ruberie vengano svelate. Le bolle economiche creano grandi sprechi legali. Tutti odiano i funzionari pubblici che tentano di fermare chi cerca di ottenerne qualcosa personalmente.

Un aspetto significativo della politica è strettamente legato all’arbitraggio regolamentare possibile grazie alla competizione internazionale. Una giurisdizione tenta di attrarre il business finanziario attraverso una regolamentazione “leggera”: altre seguono. Questo avviene frequentemente perché gli stessi finanzieri e centri finanziari interni iniziano a protestare vivacemente. È difficile resiste all’argomento che gli altri paesi stiano barando.

In più c’è la tendenza umana a considerare gli eventi del lontano passato come irrilevanti, se dobbiamo credere al libro di Reinhart-Rogoff “questa volta è diverso” e ignorare quanto abbiamo sotto il naso. Questo può essere sintetizzato come una “miopia verso i disastri”. Il pubblico da a delle politiche irresponsabili il beneficio del dubbio e si gode il boom economico. Nel tempo i controlli degradano, man mano che le forze contro si rafforzano e quelle a favore si corrodono. Maggiore il disastro e per più tempo resiste una regolamentazione rigida. Ma alla fine viene tolta. Lo stesso fatto che la risposta regolamentare all’ultima crisi abbia prevenuto con successo un altro periodo di depressione aumenta le possibilità di una prossima ripetizione. Il fatto che il settore privato rimanga pesantemente indebitato rende questo risultato più probabile.

L’avvento dell’amministrazione di Donald Trump dovrebbe esser visto come una parte di questo ciclo. È possibile che parti delle regolamentazioni e di una supervisione forte che il Presidente non apprezza, possano in effetti essere inutili o perfino dannose. Ma l’effetto cumulativo dei suoi sforzi è abbastanza chiaro: la regolamentazione si farà più debole e questa erosione si diffonderà all’estero. Questo è già accaduto e continuerà ad accadere. Questa volta, come le altre, non è diverso.

 

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Traduzione di un articolo di Martin Wolf sulle crisi finanziarie (27.03.2019)



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