A PENSARE MALE DEGLI ALTRI SI FA PECCATO, MA SPESSO SI INDOVINA

21-02-2019

 

Recentemente Gianfranco Ursino sulle pagine del Sole 24Ore ha giustamente messo in evidenza un fatto interessante.

Il 1° gennaio 2018 è entrata in vigore la normativa europea cosiddetta “Mifid 2” la quale prevedeva, tra le molte novità in tema di trasparenza per gli investitori, anche l’obbligo per gli intermediari finanziari di esporre chiaramente i costi annui (in termini assoluti e percentuali) realmente gravanti sul patrimonio gestito.

Ebbene, dopo un anno abbondante dall’entrata in vigore, qualche settimana fa Abi (Associazione bancaria italiana), Assoreti (Associazione delle società per la consulenza agli investimenti), Assosim (Associazione italiana intermediari dei mercati finanziari) e Assogestioni (Associazione italiana del risparmio gestito) hanno chiesto alla Consob di sospendere l’applicazione della Mifid 2 per quel che riguarda la trasparenza dei costi e contemporaneamente hanno fatto richiesta alla Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa) di proporre all’Esma (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) l’avvio di un tavolo di lavoro per fornire chiarimenti in merito al contenuto dell’informativa da inviare ai clienti. La richiesta si sostanzia in una lunghissima serie di quesiti.

Giulio Andreotti era solito dire: “A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”.

Proviamo, allora, a “pensare male”.

A nostro parere la causa di tanta “resistenza” va ricercata nei seguenti numeri, pubblicati da MBRES - Ufficio Studi Mediobanca (dati a fine 2016: https://www.mbres.it/it/publications/dati-di-956-fondi-e-sicav-italiani-1984-2011):

Chi avesse tenuto un portafoglio con tutti i fondi comuni aperti disponibili negli ultimi 33 anni avrebbe subìto, rispetto ad un impiego annuale in BOT a 12 mesi rinnovati a ogni inizio d’anno, una perdita di patrimonio poco inferiore a una volta il patrimonio iniziale – aumentato nel periodo di sole 4,2 volte contro le 5 dei BOT.” “L’industria dei fondi continua a rappresentare – in un orizzonte temporale di lungo periodo - un elemento distruttivo di ricchezza per l’economia del Paese. In un contesto decennale si verifica una diminuzione di ricchezza intorno ai 20 miliardi, che sale a 39 miliardi sui 15 anni.

 

Soluzione

La soluzione c’è. È semplicissima, consigliata e condivisa dalle migliori menti della finanza internazionale: Non sottoscrivere fondi comuni. Vendi il prima possibile i fondi comuni che possiedi e sostituiscili con Etf e Fondi-Indice. Se lo ritieni necessario, fatti consigliare da un Consulente Finanziario Autonomo.

 

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A pensare male...(21.02.2019)

 



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