TRADUZIONE DI UN ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES SUL FUTURO DEI TASSI DI INTERESSE

12-02-2019

 

Economia globale: Perché i banchieri centrali hanno chiuso un occhio

 

Una crescita più lenta in Cina, la Brexit e le guerre commerciali stanno convincendo le banche centrali a mettere un freno al rialzo dei tassi.

Mentre Donald Trump dipingeva con toni rosei martedì sera il “boom economico mai sperimentato prima” che sta vedendo in tutta l’America, i banchieri centrali in Australia, India e Regno Unito si stanno preparando ad unirsi in una ritirata generale dai piani di politica monetaria restrittiva. Ore dopo la fine del “discorso sullo stato dell’Unione” del presidente americano, Philip Lowe, il governatore della Banca Centrale Australiana ha messo in guardia sull’”accumulazione di rischi di rallentamento economico” includendovi le schermaglie tra Cina e USA, il populismo crescente e la Brexit. La prossima mossa sui tassi di interesse potrebbe essere al ribasso anziché al rialzo, ha affermato.

La Banca Centrale Indiana, sotto pressione da parte del primo ministro Narendra Modi, affinchè allenti la politica monetaria ha tagliato i tassi di un quarto di punto il giorno dopo. Lo stesso giorno la Banca d’Inghilterra ha accantonato i piani per rialzi di tassi multipli. Il loro comportamento da colomba sembra seguire quel che pare essere la più significativa inversione a U della politica monetaria: la decisione da parte del governatore della Federal Reserve USA, Jay Powell, il 30 gennaio, di accantonare ogni piano di rialzo dei tassi a causa dei rischi possibili sulla crescita americana.

La preoccupazione che è calata sulle banche centrali è in stridente contrasto con il clima di rialzo dell’anno scorso nello stesso periodo. Al convegno di Davos, in Svizzera, nel gennaio 2018, l’ottimismo era in ebollizione, con la fiducia degli amministratori di imprese al livello più alto degli ultimi sei anni. Il Fondo Monetario Internazionale salutava la crescita economica sincronizzata più importante dall’inizio del decennio, con 120 economie che sperimentavano una crescita economica. Questo quadro si è rabbuiato. Un aggiornamento del FMI a gennaio lamenta una situazione di “indebolimento delle aspettative dei mercati finanziari, incertezza sul fronte degli scambi commerciali e preoccupazioni per lo sviluppo della Cina”. La crescita nelle economie avanzate rallenterà da una stima del 2,3% nel 2018 ad un 2% nel 2019 e 1,7% nel 2020.

L’attività manifatturiera globale è ad un minimo degli ultimi due anni e mezzo.

Mohamed-el Erian, consulente economico capo di Allianz afferma che stiamo assistendo “ad una visione molto più sobria della crescita economica”.

Cosa è andato storto. Questi cambiamenti riflettono in parte la realizzazione che forse si è stati troppo ottimisti l’anno scorso, afferma El-Erian. La Fed, in particolare, ha ecceduto segnalando quattro rialzi dei tassi d’interesse per il 2018 quando l’economia globale era ancora fragile. La maggior cautela di oggi sta fornendo l’occasione ad altri banchieri centrali di abbassare le proprie aspettative di crescita.

Il punto di svolta c’è stato nel quarto trimestre, quando i mercati hanno improvvisamente iniziato ad accorgersi di una serie di rischi politici, incluso il pericolo di un peggioramento delle relazioni tra USA e Cina. Questo peggioramento delle condizioni finanziarie è stato sufficiente per ridurre dello 0,4 per cento la produzione americana dopo sei mesi, afferma Isabelle Mateos y Lago, strategist di BlackRock. Da allora, da un terzo a un quarto di tale riduzione si è invertita visto il rimbalzo delle azioni, ma le banche centrali non hanno avuto alternativa: “ha senso togliere il piede dal freno”.

L’economia USA ha continuato a produrre risultati buoni, con il numero di nuovi occupati in gennaio molto al di là delle aspettative di Wall Street e la crescita degli stipendi ben al di là dell’inflazione. Ma i giganti dell’indice S&P500, che producono oltre un terzo dei propri utili all’estero, stanno suonando l’allarme sulla domanda estera cedente in mercati che comprendono la Cina, dove il governo sta già combattendo con un rallentamento.

Le piccole aziende americane stanno patendo anche loro il raffreddamento globale. Rob Parmentier, presidente di Marquis Yacht che dà lavoro a 350 persone a Green Bay, Wisconsin (USA), afferma che mentre la domanda domestica è stabile, l’imposizione di tariffe ha fatto a pezzi il suo business internazionale. “non è che stia andando male, è morto” ha affermato senza mezzi termini. L’aggiunta di un dazio del 25% sulle esportazioni americane di banche verso l’Europa è stata punitiva. Aggiunge: “è doppia, non soltanto i dazi, l’Europa non si è mai ripresa dalla recessione”.

La Federal Reserve, che ha guidato le principali banche centrali iniziando ad alzare i tassi d’interesse nel 2015, è stata al centro del recente sviluppo di “colombe”.

Powell (presidente della Fed) ha realizzato un quarto di punto di rialzo il 19 dicembre, ma il suo tentativo di abbinare al rialzo messaggi di rassicurazione rispetto a mosse future non ha avuto effetto. Il segno di pericolo è arrivato quando c’è stato l’eccesso di vendite sul mercato azionario dopo che il presidente aveva ripetuto, nel linguaggio della banca centrale, che la riduzione del bilancio della banca centrale sarebbe proseguita “col pilota automatico”.

La reazione convulsa di Wall Strett alle sue parole ha sottolineato al governatore quanto fragile fosse diventata la fiducia dei mercati. Nel frattempo, la fiducia delle imprese è stata intaccata dal blocco delle attività governative mentre le discussioni sulla Brexit affondavano.

In più le speranze di progresso nelle discussioni sul commercio con la Cina sono affondate mentre il presidente Trump negava la possibilità di un incontro diretto col presidente cinese Xi Jinping prima della data limite dell’1 marzo per un accordo.

Con l’inflazione americana più morbida che mai, la Fed ha accantonato le recenti preoccupazioni di un surriscaldamento dell’economia focalizzandosi invece su quelli che i banchieri centrali chiamano rischi di recessione. Rialzi nei tassi sono fuori discussione per il momento. Infatti, se la tregua sugli scambi commerciali viene rovesciata gli analisti inizieranno a chiedere una riduzione dei tassi negli USA. Se i negoziati cino-americani dovessero semplicemente interrompersi, accompagnati da ostilità piene con l’Europa in tema di scambi commerciali nel settore auto, l’America potrebbe entrare in recessione, secondo Deutsche Bank. I suoi analisti segnalano anche un possibile rallentamento più marcato della Cina e un Brexit senza accordi.

Le preoccupazioni della Fed sono visibili anche altrove. La Banca Centrale australiana questa settimana si è spostata su previsioni più caute, viste le preoccupazioni che il calo dei prezzi delle case e il rallentamento cinese potrebbero rallentare la crescita domestica.

La disoccupazione in Australia è scesa al 5% in dicembre, il livello più basso dal 2011. Ma ci sono crescenti preoccupazioni che un mercato immobiliare indebolito stia colpendo i consumi delle famiglie, con vendite al dettaglio inaspettatamente in calo dello 0,4% in dicembre, rispetto al mese precedente.

L’evidenza di un mercato immobiliare in deterioramento è visibile ogni fine settimana a Sidney e Melbourne, dove le aste immobiliari un tempo affollate faticano ad attrarre manciate di acquirenti. Solo il 40% delle case messe in vendita a dicembre sono state vendute nelle tradizionali aste in strada. I prezzi nelle due maggiori città australiane sono scesi del 12 e del 9 percento rispettivamente dai picchi raggiunti nel 2017. Shane Oliver, economista di AMP, prevede che i prezzi potranno scendere di un 25% rispetto ai picchi raggiunti.

Stephen King, consulente economico di HSBC, vede buoni motivi per i banchieri centrali di muoversi con molta attenzione. Dei 37 paesi che ha esaminato di recente, solamente 8 hanno ridotto il loro livello di debito aggregato rispetto all’inizio della Grande Crisi finanziaria. Questo significa che le banche centrali saranno “naturalmente più caute nell’alzare i tassi d’interesse”, così sostiene. “se si pensa che la crisi sia stata associata al debito, in qualche modo siamo in una posizione più vulnerabile oggi”.

Alcune delle maggiori domande pendono sopra l’Europa. La Commissione Europea giovedì ha abbassato le sue previsioni di crescita per quest’anno dall’1,9% al 1,3% riducendo gli scenari di crescita per le maggiori economie inclusa la Germania. Attualmente sta prevedendo per l’Italia la crescita minore degli ultimi 5 anni.

La BCE ha suonato l’allarme sull’impatto delle tensioni commerciali e delle Brexit solamente poche settimane dopo aver fermato il suo programma di quantitative easing da 2,6 trilioni di euro. Ma Mateos y Lago di Blackrock sostiene di temere che le barriere politiche ad una ripartenza di questo particolare stimolo siano troppo alte da sostenere per la BCE, avvertendo che la “eurozona non è proprio ben equipaggiata per far fronte ad una recessione importante della sua economia”.

Una delle ironie del mutato clima tra i banchieri centrali è che l’inversione a U è partita da quella che sembra essere l’economia più resiliente ovvero quella americana. Bill Dunkelberg, capo economista della Federazione Nazionale delle aziende indipendenti, mette da parte i discorsi scuri, indicando che per le imprese il problema maggiore è attualmente la scarsità di lavoratori. “Sembra che tutti si stiano eccitando a pensare se l’Europa o l’India o la Cina rallenteranno” Afferma. “questo potrà avere un impatto sugli USA, ma penso che ce la faremo”.

Il presidente Trump, che ha descritto gli USA come “l’economia che sta andando meglio, con tutti gli altri che nemmeno si avvicinano” nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, sarebbe sicuramente d’accordo.

Qualcuno si meraviglia che la Fed, essendo stata troppo “falco” l’anno scorso possa diventare troppo “colomba” adesso. Gli Stati Uniti sono relativamente poco esposti agli scambi internazionali, il che ha impedito loro nel passato di importare crisi straniere sulle proprie sponde. Ma come ha dimostrato il blocco dell’attività federale di inizio anno, si tratta di un paese piuttosto abituato a darsi da solo delle ferite economiche. Battaglie potenzialmente destabilizzanti stanno fiorendo nel Parlamento a proposito della necessità di alzare il limite massimo del debito nazionale. Il tempo poi sta passando sulla tregua sugli scambi tra Trump e la Cina. Essendo stato fortemente scottato dal crollo di mercato di fine 2018, Powell è determinato a giocare in sicurezza nel 2019 mettendo in pausa il ciclo di rialzi nei tassi. Per il gruppo delle banche centrali in altre parti del mondo ci sono molte ragioni per seguirlo.

 

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Traduzione di un articolo del Financial Times sul futuro dei tassi di interesse (13.02.2019)



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