STRATEGIE DI INVESTIMENTO - LE TECNICHE DI STOP-LOSS

05-02-2019

 

Vi è stata mai proposta, o avete pensato di adottare, o siete stati attirati dalle potenzialità di una tecnica di gestione del portafoglio azionario, cosiddetta di “Stop-Loss”?

Sintetizzando, tali tecniche hanno in comune una premessa: l’azione che abbia raggiunto un minimo di prezzo e che sia salita, diciamo del 5%, si trova in un “trend rialzista”. Al contrario, un’azione che abbia raggiunto un massimo di prezzo e che sia scesa, diciamo del 5%, si trova in un “trend ribassista”.

Ciò che le tecniche di “Stop-Loss” prevedono nel momento in cui vengano superate tali soglie, è l’acquisto di azioni che sono entrate in un “trend rialzista” e la vendita di azioni che sono entrate in un “trend ribassista”.

Tale schema è molto popolare tra i broker che, di conseguenza, consigliano ai propri clienti, per esempio, di vendere le azioni che sono scese del 5% perché appunto si suppone che siano entrate in un “trend ribassista”, con lo scopo dichiarato di “limitare altre perdite potenziali”.

Naturalmente, si può liberamente sostituire la percentuale del 5% con una più alta o più bassa a piacimento: la logica di funzionamento rimane comunque la medesima.

Per prudenza, si vuole far oscillare i prezzi di meno, prima di intervenire? Per esempio, compriamo/vendiamo quando le oscillazioni hanno superato l’1%, il 2%, ecc.?

Volendo essere più “aggressivi”, si vuole intervenire solo dopo che le oscillazioni di prezzo abbiano superato il 20%?

 

AVVERTENZE PER L’INVESTITORE

L’investitore che voglia adottare tale tipo di tecniche è bene che sia consapevole di quanto segue.

Sono state condotte ricerche e test assai esaustivi, variando le soglie di intervento (in salita e in discesa) da un minimo dell’1%, fino ad arrivare ad oscillazioni pari al 50%. Questi test hanno preso in considerazione diversi periodi di tempo, ed hanno coinvolto sia azioni singole che indici azionari.

Le diverse ricerche si sono rivelate decisamente concordi sui risultati.

Includendo i costi di transazione di tutte le operazioni di compra/vendita, tali tecniche di “Stop-Loss” non hanno battuto una semplice strategia basata sul “Compra-Mantieni”: cioè la strategia che prevede semplicemente di comprare all’inizio del periodo considerato, mantenendo inalterato l’investimento per l’intero periodo (zero operazioni di compra-vendita).

I costi di transazione, per quanto piccoli siano (per es. trading on-line), sommati nel corso del tempo portano a risultati assai penalizzanti per il patrimonio investito. Attenzione quindi all’”illusione ottica”: percepiamo con difficoltà il reale effetto finale di piccoli costi pagati ripetutamente.

Altrettanto pesante è l’effetto fiscale. Molte operazioni di compra-vendita portano a realizzare con una certa regolarità le plusvalenze, con il risultato che le tasse vanno pagate subito, nel momento della vendita. In questo modo, però, non si beneficia dell’enorme vantaggio che il fisco ci serve su un piatto d’argento: cioè la possibilità di rimandare il pagamento delle tasse potenzialmente all’infinito, cioè fino al momento in cui si decide di vendere. Nel frattempo, risulterà quindi preziosissimo non vendere e reinvestire i dividendi/cedole percepite (benefici dell’interesse composto).

 

CONSEGUENZE PRATICHE PER L’INVESTITORE

Evita qualunque tecnica di “Stop-Loss”…e qualunque broker che te la consigli!

 

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Strategie di investimento - Le tecniche di Stop-Loss (05.02.2019)



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