TRADUZIONE DI UN ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES SULL'EUROZONA

29-01-2019

 

Osservando l’euro a 20: l’eurozona è condannata al successo

La moneta unica resiste ma sono necessari aggiustamenti significativi

Martin Wolf - Financial Times del 15.01.2019

 

Come molte persone di vent’anni la valuta europea ha sperimentato una adolescenza traumatica. A tratti molti hanno pensato che non sarebbe arrivato all’età della maturità. Ma ce l’ha fatta: è un successo. Tuttavia, l’esperienza è stata così difficile che necessariamente solleva grandi domande. In questa riflessione di compleanno ne considererò quattro.

Primo: l’euro è stata una buona idea? In una illuminante conferenza del mese scorso Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, a mio parere una delle due persone (l’altra essendo il cancelliere tedesco Angela Merkel) maggiormente responsabili per la sopravvivenza dell’euro, ha spiegato i razionali sottostanti alla sua creazione. Sarebbe stato impossibile, ha sostenuto, mantenere la profonda integrazione del mercato unico senza una moneta unica. “In realtà il sostegno per un mercato unico nel lungo termine verrebbe meno se le aziende che hanno investito per aumentare la produttività potessero essere private dei benefici relativi da politiche del tipo “incolpa il tuo vicino” attraverso svalutazioni competitive in altri paesi. Il mercato unico non sarebbe sopravvissuto. Infatti, era anche chiaro che l’euro era molto rischioso. Una politica monetaria comune avrebbe prodotto divergenze cumulative, con bassi tassi di interesse reale nei pasi ad alta inflazione e boom economici conseguenti e viceversa. Mettendo sotto lo stesso giogo paesi con istituzioni economiche e comportamenti così diversi, specialmente in assenza di un processo politico condiviso, l’euro avrebbe potuto separare i popoli europei anziché avvicinarli. Così nel 1991 ho sostenuto che “lo sforzo di mettere insieme stati potrebbe, al contrario, portare ad un forte aumento di frizioni tra gli stessi. Se così avvenisse gli eventi verrebbero ben rappresentati dalla classica definizione di tragedia: arroganza, follia e nemesi (distruzione).

Secondo: come si è comportato l’euro nel tempo? E’ ovvio che sia sopravvissuto nonostante grandi shock e dolorose divisioni. Ce l’ha fatta perché i costi di un break-up (tornare alle monete originarie) o anche di una semplice uscita da parte di singoli membri sarebbe a dir poco terrificante. Ce l’ha fatta anche perché persino nella profondità delle crisi i politici sono riusciti a fare abbastanza per tenerlo in vita. Pensate alla creazione dei fondi per il finanziamento d’emergenza europei, pensate al “Qualsiasi cosa serva” la dichiarazione di Draghi nel luglio del 2012 e la volontà della BCE di usare gli strumenti di una banca centrale moderna. Come sottolinea Daniel Gros del Centro per gli studi di politica europea: “alla fine l’euro è sopravvissuto perché quando è stata ora di spingere i leader politici dell’eurozona sono stati in grado di spendere capitale politico per implementare le riforme necessarie (per dare alla BCE gli strumenti n.d.t.)”.

Però sopravvivere non è lo stesso che sopravvivere bene. L’eurozona ci ha messo un tempo vergognosamente lungo ad affrontare la crisi. Come sostiene l’economista Ashoka Mody, la crisi ha inflitto dure e prolungate ferite economiche, sociali e politiche ai paesi più vulnerabili. Invece di generare convergenza negli standard di vita, l’euro ha prodotto divergenze. I prestiti bancari tra i diversi paesi dell’eurozona sono collassati. L’inflazione è rimasta persistentemente bassa, rendendo l’aggiustamento dei costi relativi molto difficoltoso. Le politiche deflazionistiche imposte ai paesi più colpiti dalla crisi, insieme ai persistenti surplus di conto corrente della Germania e dell’Olanda hanno spinto l’eurozona verso consistenti surplus, in questo modo esternalizzando una parte consistente dell’aggiustamento post-crisi (vedi grafico)

Terzo: l’eurozona sopravviverà? La risposta è probabilmente sì. Tre quarti della popolazione dell’eurozona è a favore dell’euro, la percentuale più alta dal 2004. Quasi il 40% degli adulti dell’area non ha nemmeno mai conosciuto una valuta diversa. Il numero dei membri dell’eurozona ha continuato ad aumentare, sicuramente un voto di fiducia.

Ancora, la maggiore ragione di ottimismo a proposito della sopravvivenza, devono essere le conseguenze delle alternative. Uscire dall’euro sarebbe fortemente traumatico sia finanziariamente che economicamente. Minaccerebbe inoltre la stessa sopravvivenza dell’Europa Unita, che è sempre stata costruita su fondamenta di integrazione economica. Il mercato unico probabilmente collasserebbe e allo stesso modo potrebbero finire le possibilità di relazioni cooperative tra i paesi membri. Alcuni sembrano pensare che l’Europa abbia bisogno di una buona dose di nazionalismo aggressivo. Chiunque abbia un minimo di conoscenza storica sa quanto possa essere letale il bacillo del nazionalismo.

Ma l’euro sopravvivrà bene? Gros enfatizza che fin qui la storia non è stata male. In particolare, sottolinea che “i mercati europei del lavoro hanno realizzato un miglioramento strutturale poco notato, con il tasso di partecipazione al lavoro che è aumentato ogni anno, perfino durante la crisi”. Oggi una proporzione maggiore della popolazione adulta è economicamente attiva, persino rispetto agli Stati Uniti. I tassi di disoccupazione stanno diminuendo anche nei paesi più colpiti dalla crisi. L’euro ha costretto ad importanti riforme: tutto questo è significativo.

Comunque, l’eurozona non è, e forse non sarà mai, un’”unione valutaria ottimale”. In più qualsiasi tipo di unione federale sembra fuori questione. Questo garantisce che i principali problemi politici, il distacco tra la responsabilità politica europea e il voto politico nazionale, continuerà ad esserci. Ciò che serve, invece, sono cambiamenti diretti a creare un’unione “abbastanza buona”. I rischi finanziari vanno condivisi attraverso una finanza privata intraeuropea. Ecco perché è importante l’unione bancaria e dei mercati dei capitali. Deve anche diventare più facile ed accettabile poter ristrutturare i debiti. Non meno importante gli aggiustamenti macroeconomici devono diventare più simmetrici.

Infine, l’eurozona è condannata al successo. L’abbandono della moneta unica comporterebbe un enorme danno al fragile ordine costruito dopo i disastri dell’ultima guerra mondiale. Che sia stata o meno una buona idea i costi di romperla renderebbero l’idea stessa impensabile. Ma non avrà successo e potrebbe persino non sopravvivere se si fa strada la compiacenza. L’eurozona è sopravvissuta di poco all’ultima esperienza quasi-mortale. Per vivere una vita lunga e in salute deve cambiare sostanzialmente.

 

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Traduzione di un articolo del Financial Times sull'Eurozona (29.01.2019)



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