TRADUZIONE DI UN ARTICOLO DELL'ECONOMIST SU COME GESTISCONO IL LORO PATRIMONIO I PIU' GRANDI INVESTITORI DEL MONDO

19-12-2018

 

PRENDIAMO SPUNTO DA UN ARTICOLO DELL'ECONOMIST PER CAPIRE COSA IMPARARE DAGLI INVESTITORI PIU' RICCHI DEL MONDO.

LEZIONE 1: ZERO RISPARMIO GESTITO

LEZIONE 2: AFFIDARSI SOLO AL MERCATO (NON AI GESTORI) - TRADOTTO PER L'INVESTITORE MEDIO = INVESTIRE IN SINGOLI TITOLI, ETF/FONDI-INDICE, NON IN FONDI

LEZIONE 3: MANTENERE BASSI I COSTI

LEZIONE 4: AVERE PAZIENZA

 

Come investe lo 0,001%

I Family Office, attraverso i quali lo 0,001% più ricco del mondo investe, sono una nuova forza nella finanza globale di cui pochi hanno sentito parlare

 

Pensa ai livelli più alti dell’industria della gestione del risparmio e l’immagine che ti verrà in mente sarà quella di accoglienti banche private a Ginevra o a Londa, con atrii di marmo e sale riunioni in stile country, costruite appositamente per far sentire i propri clienti super ricchi un po’ come a casa. Ma questa foto è datata. Un’immagine più precisa potrebbe esporre centinaia di uffici vetrati in California e Singapore che investono in obbligazioni canadesi, immobili europei e startup cinesi e la cui casta di proprietari stanno muovendosi come sonnambuli in una tempesta politica.

La finanza globale sta cambiando man mano che i miliardari diventano più ricchi e tagliano fuori gli intermediari creando i propri “family office”, aziende private di investimento che si muovono nei mercati globali alla ricerca di opportunità. Perlopiù sconosciuti i family office sono diventati una forza nel mercato degli investimenti, con più di 4.000 miliardi di dollari di asset, più degli hedge fund ed equivalenti a circa il 6% del valore dei mercati azionari mondiali. Man mano che crescono sempre di più in un’epoca di populismo i family office sono destinati ad affrontare domande antipatiche su come concentrano potere e alimentano l’ineguaglianza.

L’idea non è nuova: John Rockefeller stabilì il proprio family office nel 1882. Ma il numero è esploso nel nuovo millennio. Qualcosa tra i 5.000 e i 10.000 sono basati in America ed Europa e negli hub asiatici come Singapore e Hong Kong. Nonostante il loro compito principale sia gestire asset finanziari, gli uffici più grandi alcuni con personale di centinaia di addetti, si occupano di ogni sorta di cose, dal lavoro legale e fiscale ad agire come maggiordomi di alto potere che prenotano jet e si occupano degli animali di compagnia.

Il costo di portare in casa questo tipo di competenze indica che in genere ne vale la pena solamente per patrimoni oltre i 100 milioni di dollari, il top 0,001% della popolazione. Imprenditori asiatici come Jack Ma di Alibaba hanno creato i propri feudi personali. I più grandi family office occidentali, come quello messo in piedi da George Soros, investitore e filantropo, si occupano di decine di miliardi e hanno la forza delle aziende di Wall Street, competono con le banche e con i gruppi di private-equity per acquisire intere aziende.

Ogni periodo di boom negli investimenti riflette in qualche modo la società che l’ha generato.

Gli umili fondi di investimento sono diventati di moda negli anni ’70 dopo due decenni di prosperità nella classe media in America. Lo sviluppo dei family office riflette un aumento delle disuguaglianze. Dal 1980 la quota della ricchezza mondiale posseduta dal top 0,01% è cresciuta dal 3% all’8%. Quando i fondatori o le aziende familiari ricevono dividendi o i ricavi dalle offerte pubbliche iniziali (IPO) normalmente reinvestono i soldi. Ma dalla crisi finanziaria del 2007 c’è stata una perdita di fiducia nei gestori esterni. I clienti ricchi si sono accorti delle alte commissioni delle banche private e degli incentivi poco trasparenti ed hanno esitato.

Questo cambiamento non si dissolverà. Il numero dei miliardari sta ancora crescendo, 199 persone sono diventate miliardarie l’anno scorso. Nel mondo che sta emergendo i vecchi imprenditori che hanno creato aziende negli anni del boom dopo il 1990 si stanno preparando a monetizzare l’investimento mentre in America e in Cina giovani imprenditori tecnologici si stanno preparando a quotare le proprie aziende in una nuova ondata di capitali da reinvestire. Il peso dei family office nel sistema finanziario sembra destinato ad aumentare ulteriormente. Mentre ciò accade cresceranno esponenzialmente anche le obiezioni agli stessi.

La più ovvia è anche la meno convincente: i family office hanno creato la diseguaglianza. Essi sono la conseguenza, non la causa. Comunque vi sono preoccupazioni, ed una in particolare merita attenzione. La prima è che i family office possono mettere in pericolo la stabilità del sistema finanziario. Mettere in combinazione persone molto ricche, opacità e mercati finanziari può essere veramente esplosivo. LTCM, un hedge fund da 100 miliardi di dollari finanziato da super ricchi, fallì nel 1998, facendo crollare Wall Street. Molti ricchi personaggi hanno perso fortune per uno schema Ponzi gestito da Bernie Madoff collassato nel 2008.

Comunque, per come stanno le cose i family office non sembrano essere il prossimo disastro che sta per capitare. Hanno debito per circa il 17% dei propri asset, rendendoli i partecipanti meno “a leva” dei mercati globali. Potrebbero addirittura avere un’influenza stabilizzante. Normalmente le somme investite lo rimangono per decenni, rendendoli gli operatori meno esposti al panico rispetto alle banche e a molti hedge fund.

La seconda preoccupazione è che i family office potrebbero aumentare il potere dei ricchi sull’economia. Questo è possibile: se Bill Gates investisse esclusivamente in Turchia possederebbe il 65% del suo mercato azionario. Ma in genere l’obiettivo è di diversificare il rischio, non di concentrare il potere, prendendo il capitale dal business originale della famiglia e mettendolo in un portafoglio di investimenti diversificato. L’industria dei family office è meno concentrata di quella dei gestori, dominata da poche aziende come ad esempio BlackRock. Confrontata con la maggior parte dei gestori di fondi i family office hanno abitudini che possono essere considerate benvenute, incluso un orizzonte di più lungo termine ed una maggiore attenzione alle startup.

È il terzo pericolo che morde di più: i family office potrebbero avere accesso privilegiato ad informazioni, schemi legali e affari che consentono loro di fare meglio degli investitori ordinari. Al momento non c’è grande evidenza di questo. Il family office medio ha dato risultati del 16% nel 2017 e del 7% nel 2016, secondo Campden Wealth, una società di ricerca, rimanendo indietro rispetto ai mercati azionari mondiali. Nonostante questo, gli imprenditori hanno molte conoscenze. I family office stanno diventando più complessi, un terzo ha almeno due rami di attività. I brokers e le banche affamate stanno srotolando il tappeto rosso cercando di concludere affari con aziende non quotate che non sono disponibili agli investitori ordinari. Se tutto ciò si tradurrà in un vantaggio scorretto, gli effetti, se composti nei decenni, potrebbero rendere le disuguaglianze di ricchezza disastrosamente peggiori.

I ricchi scoprono il fai da te.

La risposta è vigilanza e trasparenza. La maggior parte dei regolatori e delle autorità fiscali sono dei principianti quando si tratta di aver a che fare con i family office; hanno bisogno di assicurare che le regole sull’insider trading, il pari trattamento dei clienti da parte degli intermediari e la parità di trattamento fiscale siano rispettati. Potrebbero chiedere ai family office con asset superiori a, mettiamo, 10 miliardi di dollari, di pubblicare rapporti dettagliati sui loro lavori. In un mondo che è sospettoso dei privilegi i grandi family office hanno un interesse a stimolare la trasparenza. In cambio dovrebbero essere lasciati operare in pace. Potrebbero perfino avere qualcosa da insegnare alle orde di gestori di fondi che servono gli investitori ordinari, molti dei quali guardano alle commissioni di gestione e vorrebbero pure loro liberarsi degli intermediari.

 

Leggi il documento in Pdf

Traduzione di un articolo dell'Economist sulle strategie degli investitori più ricchi (20.12.2018)



Iscriviti alla newsletter

Cerchi consigli utili per i tuoi investimenti?

Richiedi un contatto

Come possiamo aiutarti? *