MERCATI FINANZIARI TRA CERTEZZE, PREVISIONI ED EMOTIVITA'

29-10-2018

 

Premessa

"Smettila di fare previsioni sulla direzione dei mercati azionari, sull'economia, sui tassi di interesse, sulle elezioni: è una perdita di tempo!" (Warren Buffett)

 

LO STATO ATTUALE – LA VALUTAZIONE DEI MERCATI

Se poco o nulla possiamo dire riguardo al futuro, invece è sicuramente fondamentale fare una fotografia della situazione attuale per poterla confrontare con la media degli ultimi 70 anni dei mercati azionari (Fonte: “The intelligent asset allocator” di William Bernstein), per cercare di capire “a che punto siamo”. È così importante perché è come avere un ben preciso punto di riferimento sulla “mappa dei mercati”, cioè una buona guida: ciò permette di sapere, con ragionevole certezza, quali rendimenti potrò attendermi in futuro. Chiunque voglia investire, dovrebbe avere questo come punto di partenza. Invece, è molto meno scontato di quanto si pensi: la stragrande maggioranza degli investitori si muove in base alle previsioni sul futuro (vedi seconda parte: Previsioni)

I dati, davvero fondamentali, del mercato azionario che vanno monitorati sono: il rapporto Prezzo/Utile, il rapporto Prezzo/Valore di libro e il rapporto Dividendo/Prezzo. Prendiamo come riferimento, per semplicità, solo il mercato statunitense, riconoscendogli (comunque vadano le cose) il ruolo di guida per tutti gli altri.

Il quadro generale (come si può apprezzare dai dati riportati di seguito) è quello di un mercato tutto sommato, non particolarmente conveniente, ma equilibrato. I rendimenti futuri saranno, probabilmente, comunque inferiori a quelli medi storici.

 

Prezzo/Utile

Attuale: 19,74

Media storica: 15,73

Un rapporto P/U > 20/25, indica che il mercato può considerarsi sopravalutato; un rapporto P/U < 10, indica che il mercato può considerarsi conveniente.

Secondo questo parametro, quindi, siamo in una fase di prezzi medio alti ma tali da non destare particolare preoccupazione.

Il rapporto P/U ha però un valore limitato, solo indicativo, perché gli utili delle aziende non sono particolarmente stabili.

 

Prezzo/Valore di libro

Attuale: 2,99

Medio: 2,79

Un rapporto P/V > 4-5, indica che il mercato può considerarsi sopravalutato; un rapporto P/V < 1, indica che il mercato può considerarsi conveniente.

Anche secondo questo parametro, quindi, siamo in una fase di prezzi medio alti ma tali da non destare particolare preoccupazione.

 

Dividendo/Prezzo

Attuale: 2,53%

Medio: 4,35%

Un rapporto D/P < 2,5% indica che il mercato non è particolarmente conveniente; un rapporto D/P superiore a 7% indica che il mercato è particolarmente conveniente.

Questo terzo parametro ci segnala un mercato non particolarmente interessante.

 

Per l’investitore europeo, l’investimento alternativo in titoli di Stato, rende oggi:

- In USA il 3,07% a 10 anni (ma con la grande incognita rappresentata dal rischio di cambio)

- In Area Euro l’1,82% a 10 anni

 

Non una grande alternativa, quindi.

 

PREVISIONI

Premessa “È davvero difficile fare previsioni, specialmente se riguardano il futuro” (Yogi Berra)

“Se c’è qualcosa che tutti sanno, saperla non può darti alcun vantaggio” (Bernard Baruch)

 

Pur riconoscendo la scarsissima (o meglio nulla) utilità delle previsioni per l’investitore, a favore di chi non ne può proprio fare a meno e per dovere di cronaca, riportiamo di seguito le principali: Previsioni su Utili delle aziende USA, Crescita economica mondiale, Politica monetaria mondiale e la Politica commerciale USA.

Utili aziende USA

La previsione degli utili nel prossimo futuro rimane buona.


Crescita economica mondiale

La previsione del Fondo Monetario Internazionale riporta una sostanziale mantenimento della crescita globale, ma con possibili rischi di peggioramento dovuti soprattutto alle crescenti incertezze sulla politica monetaria internazionale (tassi di interesse) e alla politica commerciale statunitense (dazi) – Vedi grafici seguenti.

 

RAZIONALITA’ e IRRAZIONALITA’

Premessa

“Periodicamente i mercati finanziari divorziano dalla realtà” (Warren Buffett)

 

L’investitore razionale, potenzialmente, ha un bagaglio di certezze che da sole basterebbero per investire al meglio il proprio patrimonio. Bagaglio proveniente dalla più moderne ed efficaci teorie di costruzione del portafoglio.

Le certezze più importanti sono:

1. Il rendimento e il rischio sono inestricabilmente intrecciati.

2. Più a lungo si tiene un investimento rischioso, minore è la probabilità di uno scarso rendimento.

3. Chi ignora la storia dei mercati finanziari, ripeterà i propri errori. I rendimenti passati di un investimento (20 anni e oltre) sono una buona guida ai rendimenti e ai rischi futuri.

4. Diversificare il portafoglio, aumenta il rendimento riducendo il rischio.

5. Ribilanciare periodicamente il portafoglio aumenta il rendimento a lungo termine e migliora la disciplina negli investimenti.

6. Gli alti e bassi del mercato sono inevitabili e non sono prevedibili, nemmeno dal più abile degli investitori.

7. L’aggiunta di piccole quantità di azioni in portafoglio, incrementa il rendimento riducendo il rischio; anche l’investitore più avverso al rischio dovrebbe avere un po' di azioni.

8. L’asset allocation (la ripartizione del portafoglio tra azioni e obbligazioni) è responsabile della maggior parte del rendimento di lungo periodo; molto di più della giusta selezione delle azioni/obbligazioni o dei momenti giusti per entrare/uscire dal mercato.

9. Concentrarsi su “azioni di valore” (“Value Investing”) è lo stile di investimento che probabilmente porta ai più alti rendimenti nel lungo termine.

 

Ma, data la premessa di Buffett, sappiamo che periodicamente i prezzi delle azioni/obbligazioni possono avere movimenti che nulla hanno a che fare con la razionalità, mettendo potenzialmente in crisi anche gli investitori più esperti. Le “trappole mentali” in cui possono cadere gli investitori sono molte, ma possiamo semplificarle in tre macro-categorie:

- Si ha troppa fiducia nei propri mezzi.

- Si crede che le tendenze che si sono manifestate più di recente, possano continuare all’infinito.

- Si è infinitamente più sensibili al rischio di perdere subito una parte del patrimonio investito, piuttosto che al rischio, più dannoso, di non raggiungere i propri obiettivi di lungo termine (rinunciando, per esempio, ad investire in azioni, o addirittura ad investire del tutto).

 

CONCLUSIONE

Quindi per investire nel modo più efficace possibile, dobbiamo capire “a che punto siamo” (condizione di partenza), astenerci dal fare previsioni e gestire l’emotività.

 

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Il punto sui mercati finanziari (30.10.2018)



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