L'OPINIONE DI BERNAKE SULLA CURVA DEI RENDIMENTI USA

24-07-2018

 

Dal Financial Times del 18.07.2018

 

Bernanke mette in guardia dal leggere in modo sbagliato la curva dei rendimenti

Le distorsioni significano che un’inversione non indica necessariamente una recessione, afferma l’ex numero uno della Federal Reserve americana

L’ultima volta che la curva dei rendimenti si è invertita è stato all’inizio del 2006, quando Bernanke iniziava a condurre la Fed

Di Gillian Tett and Joe Rennison

 

Sarebbe un errore pensare che l’inatteso appiattimento della curva dei rendimenti obbligazionari americani indichi una recessione che sta per iniziare, mette in guardia Ben Bernanke, il precedente presidente della Federal Reserve americana.

I commenti di Bernanke arrivano proprio quando il comitato della Fed presieduto dal nuovo presidente Jay Powell discutono sul significato del restringimento del differenziale tra rendimenti a breve e a lungo termine nelle obbligazioni, una misura della curva dei rendimenti.

Un’inversione della curva, dove i rendimenti a breve termine superano quelli dei titoli a lungo termine, viene vista come un segnale di allarme recessione, essendosi verificata prima di ogni recessione negli ultimi 50 anni (con l’eccezione del 1995 - n.d.t.), ma alcuni funzionari ritengono abbia perso il suo potere segnaletico, a causa delle distorsioni di mercato generate dalle banche centrali.

“Storicamente l’inversione della curva dei rendimenti è stata un buon segnale di cambiamenti nella congiuntura, ma stavolta potrebbe non essere così”, perché i normali segnali di mercato sono stati distorti da “cambiamenti di regolamentazione e quantitative easing in altre giurisdizioni”, ha affermato parlando con il precedente segretario al Tesoro Hank Paulson e con Timothy Geitner, ad un evento in cui si è discusso sulle lezioni da apprendere dalla crisi del 2008.

“Tutto ciò che vediamo in termini di previsioni a breve termine per l’economia è piuttosto forte” ha aggiunto.

I rendimenti dei titoli del Tesoro a breve termine sono stati spinti al rialzo quando la Fed ha alzato i tassi d’interesse. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli a lungo termine non sono saliti altrettanto rapidamente.

Neel Kashkari, presidente della Federal Reserve di Minneapolis, ha affermato lunedì che la Fed dovrebbe fermare il rialzo dei tassi per evitare l’inversione della curva dei rendimenti rischiando così problemi sul fronte della congiuntura, riprendendo alcune paure degli investitori.

L’ultima volta che la curva dei rendimenti si è invertita è stato all’inizio del 2006, proprio quando Bernanke prendeva servizio come presidente della Fed. La Fed ha continuato ad alzare i tassi di interesse fino a giugno di quell’anno. I tassi sono stati tenuti fermi fino a settembre 2007, quando iniziò a tagliarli nuovamente mentre le condizioni della congiuntura peggioravano.

Ma molti ora sostengono che l’appiattimento della curva dei rendimenti indica che il sistema rimane fortemente distorto dai precedenti programmi di acquisto delle obbligazioni da parte delle banche centrali, implementati dopo la crisi finanziaria, indicando che i banchieri centrali dovranno ora affrontare un lungo cammino per riportare il sistema alla normalità.

Lo stesso Bernanke non ha commentato su quanto possa essere distorto in questo momento il mercato finanziario. Comunque, ha messo in guardia gli investitori di non presumere che la Fed ridurrà di molto il suo bilancio nei prossimi anni (riducendo dunque i titoli in portafoglio).

Prima della crisi, la Fed teneva in portafoglio meno di un trilione di dollari di titoli, ma questo valore è quadruplicato durante la crisi, prima che la Fed iniziasse di recente a ridurre nuovamente il suo portafoglio. “Non torneremo mai vicino agli 800 miliardi di dollari di un tempo – penso che il livello normale del bilancio della Fed sarà intorno ai 3 trilioni di dollari”.

Separatamente Bernanke, Paulson e Geithner hanno dichiarato che il sistema finanziario americano oggi è più robusto di quanto fosse prima della crisi, grazie ai cambiamenti regolamentari. Ma hanno espresso preoccupazione sulla lentezza dei cambiamenti in Europa, che rimane condizionata dalle preoccupazioni sulla salute di alcune banche, partendo dalle piccole banche italiane fino a grandi banche come la Deutsche Bank.

“Gli europei si sono presi in giro su quanto ben capitalizzate fossero le loro banche per molto tempo!, ha affermato Paulson. “ritengo che siano stati troppo lenti a fare le cose che avrebbero dovuto fare”.

Hanno anche espresso la preoccupazione che, dopo la crisi, il Congresso abbia rimosso molti dei poteri statutari che la Fed e il ministro del Tesoro hanno usato nel 2008 e nel 2009 per contenere il panico finanziario.

“Oggi abbiamo un sistema finanziario più solido perché le difese sono migliori, ma abbiamo una cassetta degli attrezzi, per affrontare le crisi estreme, depotenziata” ha affermato Geithner notando che la crisi del 2008 “ha mostrato quanto pericoloso sia non avere gli strumenti giusti”.

Bernanke e Paulson hanno anche sottolineato l’aumento del ricorso al debito da parte del governo degli Stati Uniti: “Questa è la crisi finanziaria più facile da predire al mondo” ha affermato Paulson “penso che vi sarà panico prima o poi? No, ma più aspettiamo ad affrontare la situazione più costoso sarà. Quando l’economia è forte è esattamente il tempo giusto per il governo americano di fare uno sforzo per gestire le tematiche fiscali e di budget” (quindi di debito n.d.t.).

 

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L'opinione di Bernake sulla curva dei rendimenti USA (Traduzione dal Financial Times del 18.07.18) (25.07.2018)



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