TRADUZIONE DI UN ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES SULLA SITUAZIONE POLITICA ITALIANA

23-05-2018

 

Italy illustrates the way to liberal democracy’s demise

Complacency about the rise of populists is typical of failing political systems

WOLFGANG MÜNCHAU

 

L’Italia illustra la via verso la fine della democrazia liberale

Il compiacimento per l’ascesa dei populisti è tipico dei sistemi politici falliti

 

Non ha senso paragonare i populisti e i nazionalisti di oggi con i nazisti e i fascisti di 80 o 90 anni fa.

Ma vedo delle somiglianze molto più forti tra la caduta della repubblica tedesca di Weimar e la vulnerabilità delle elites liberali europee.

Alcuni dei difensori dell’ordine liberale di oggi stanno facendo gli stessi errori del partito di centro tedesco nei primi anni 1930, sottostimando la dimensione del pericolo che stanno affrontando.

Harold James, un professore di storia all’università di Princeton, ci ha dato recentemente 10 motivi per cui il nostro sistema politico attuale condivide alcune delle caratteristiche autodistruttive della repubblica di Weimar. Una è la forza dello shock economico affrontato. Un’altra è l’eccessivo ottimismo sulla capacità delle costituzioni di proteggere il sistema.

Vorrei aggiungere qualche pensiero in più sul ruolo delle “narrazioni compiacenti”, le storie che ci raccontiamo per stare meglio.

Come commentatore per la politica europea, ad esempio, continuo a sentire che un’uscita italiana dall’euro non può avvenire perché non è consentita. La costituzione italiana, per esempio, rende impossibile ad un governo di rescindere i trattati internazionali attraverso un referendum.

Questa tesi non solo sovrastima la forza della legge costituzionale nel proteggerci da atti illegali del governo, come sostiene il professor James. Ignora anche le circostanze in base alle quali un paese potrebbe lasciare l’eurozona. Tutto ciò che un governo dovrebbe fare è organizzare una crisi finanziaria, dichiarare una situazione di “forza maggiore”, e introdurre una valuta parallela durante un lungo fine settimana.

Non c’è nulla nella costituzione italiana che possa prevenire una crisi finanziaria o impedire ad un governo di dare alla gente i mezzi per acquistarsi il cibo.

Questo è anche il motivo per cui non importa che il contratto della coalizione italiana (5stelle-Lega) non contenga più un paragrafo formale sull’uscita dall’euro, come avveniva in una delle prime stesure. Sappiamo che Matteo Salvini, leader della Lega, vuole creare le condizioni per un’uscita dall’euro. Sappiamo anche che alcuni, anche se non tutti, i membri del Movimento 5 stelle, i loro partner di governo potenziali, vogliono la stessa cosa. È tutto ciò che ci serve sapere.

Un altro argomento è che i mercati finanziari frustrerebbero una tale ribellione. Chi la pensa così commette l’errore di valutare i nuovi leader con il pensiero dei politici di centro. I centristi, almeno in Europa, hanno un bisogno emotivo di essere considerati fiscalmente conservatori. I centristi guardano allo spread come un cervo guarda ad un semaforo. Per qualcuno come Salvini una crisi finanziaria non è una minaccia, ma una promessa che gli consentirà di staccare la spina dell’appartenenza all’euro.

Un terzo argomento è la supposta sovrumana capacità del presidente italiano di prevenire il disastro. La costituzione italiana ha saggiamente dato al presidente forti poteri. Ha il diritto di nominare i ministri e può rifiutarsi di firmare le leggi considerate incompatibili con la costituzione. Ma i mandati presidenziali sono a termine e perfino un presidente forte come Sergio Mattarella non può dire a deputati e senatori di predisporre un budget in linea con le aspettative europee.

Un quarto argomento è che il centro sarà sempre in grado di far funzionare le cose. Veramente? Ricordo il tentativo del Partito Democratico e di Forza Italia di Silvio Berlusconi l’anno scorso di cambiare il sistema elettorale in proprio favore. Hanno mal calcolato l’enorme sostegno per i populisti. Non puoi salvare la democrazia attraverso il ridisegno a proprio favore dei collegi elettorali uninominali.

I centristi ora sperano che il politicamente riabilitato Berlusconi possa una volta ancora rafforzarli. Io non vedo evidenza di questo. E che si dovrebbe dire della politica italiana se il suo futuro dovesse dipendere unicamente dall’uomo che è il primo responsabile del disastro economico del paese?

Quinto, sento dire che se tutto va male c’è sempre la Banca Centrale Europea. Mario Draghi, il suo presidente, ha salvato l’eurozona nel 2012, ma può salvare la democrazia liberale? Il suo strumento principale anticrisi, chiamato Outright Monetary Transactions, è assolutamente inutile in questo caso. OMT è stato disegnato per i governi che seguono la politica europea che dovessero trovarsi sotto un attacco speculativo da parte degli investitori. Non è questo il caso.

Infine, c’è la speranza che la ripresa economica porterà benefici ai partiti centristi. Io penso il contrario. 5 stelle e Lega produrranno una ripresa attraverso un forte stimolo fiscale e ne prenderanno i meriti. Sono al potere proprio perché i centristi non sono riusciti ad ottenere risultati sul versante economico. La verità è che non esiste una specie di “freno tecnico di sicurezza” per la democrazia liberale.

Questa è la principale lezione della repubblica di Weimar. Se le democrazie liberali falliscono nel produrre prosperità economica per una porzione abbastanza grande della popolazione per un lungo periodo di tempo queste finiscono, insieme alle istituzioni economiche e finanziarie che hanno creato.

 

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Traduzione di un articolo del Financial Times sulla situazione politica italiana (23.05.2018)



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