TRADUZIONE DI UN ARTICOLO DELL'ECONOMIST SU TECNOLOGIA, BENESSERE E PIL

17-04-2018

Tecnologia ed economia del 11.04.2018

Lo smartphone e il water

Il cambiamento tecnologico ha portato grandi benefici che non sono misurati dal PIL (Prodotto Interno Lordo). E ciò non è una novità

 

L’impatto della tecnologia sull’economia è uno dei temi più dibattuti al momento: se l’automazione possa potenzialmente causare disoccupazione, far crescere la produttività a lungo termine, o allargare le disuguaglianze. Lo studio annuale di Barclays, pubblicato ieri, dedica un attento sguardo al soggetto. Ma una sezione ha catturato la mia attenzione: l’idea che il cambiamento tecnologico possa trasformare il PIL in una misura meno utile.

Il rapporto dice che:

“Quando il PIL è stato introdotto per la prima volta, la manifattura rappresentava una notevole percentuale delle economie avanzate, e il sistema di contabilità nazionale era progettato principalmente per misurare la produzione fisica”.

Ma l’economia moderna è dominata dai servizi e:

“I servizi coprono una grande parte delle attività e sono spesso personalizzati, rendendo la loro unità-base di produzione, la differenza di qualità e i cambiamenti nel tempo, difficili da definire”.

Inoltre, il report puntualizza che:

“I beni e i servizi digitalizzati sono spesso gratuiti: e senza un prezzo di mercato osservabile, il sistema di contabilità nazionale, per definizione, li esclude completamente dal PIL. Ma solo perché il consumo di prodotti digitali non comporta una transazione monetaria ciò non vuol dire che automaticamente il valore per il consumatore sia pari a zero. Così l’attuale trattamento dei prodotti digitali all’interno del sistema di contabilità nazionale sottostima sistematicamente il valore generato dall’economia digitale”.

Questo potrebbe essere vero. La mia domanda è: quanto ciò sia nuovo. Le passate innovazioni tecnologiche hanno aumentato enormemente il benessere dell’umanità. Ma dove quei benefici sono riflessi nella limitata misura del PIL?

La mia prozia Amy viveva in una casa di due piani, con una stanza sotto e una sopra, in una piccola cittadina dello Yorkshire negli anni ’60. Questo vuol dire che era costretta ad andare in un bagno all’esterno, qualunque fosse il tempo o il momento della giornata (Naturalmente ella avrebbe potuto usare un vaso da notte. Ma non era un’opzione piacevole. Il report prova che la tecnologia automatizza solo determinate parti del lavoro). Oggi la gente ha un bagno interno. Questo beneficio è interamente riflesso nel PIL in termini di costo di installazione del bagno? Sembra improbabile (Una casa con il bagno dovrebbe valere di più, e ciò dovrebbe essere riflesso nel PIL attraverso gli affitti. Ma ancora…). La prozia Amy non aveva neanche un frigorifero quindi doveva percorrere strade acciottolate ogni giorno per fare la spesa, qualunque fosse il tempo. Andando ancora indietro nel tempo, le donne come Amy dovevano raccogliere l’acqua per la casa, per cucinare e per lavare, e la legna per il riscaldamento. Un terzo di loro morivano di parto e perdevano diversi bambini a causa delle malattie. Dopo gli anni ’60, grazie alla pillola e alla contraccezione, le donne hanno avuto più controllo sui loro diritti riguardo alla riproduzione. E così via.

Siamo talmente abituati a questi benefici che non li apprezziamo fino in fondo (C’è moltissimo sangue nello show post-apocalittico “The walking dead”, ma non mostrano le conseguenze della mancanza degli sciacquoni). Ma lo faremmo se non ci fossero più. E penso che ci mancherebbero molto di più della possibilità di controllare le e-mail, ascoltare la nostra musica preferita, o condividere i dettagli della nostra vita su Facebook. E gli smartphone dovrebbero, presumibilmente, essere parte del problema della produttività perché distraggono molto: gli utilizzatori dicono di passare due ore al giorno sui social network e cinque ore sui loro smartphone. Chi tra noi non spende parte della giornata lavorativa immerso nei dibattiti su Twitter, guardando video su Youtube e cose simili? Quello non è tempo passato lavorando. Infatti, arriva un momento in cui i datori di lavoro cominciano a monitorare le nostre attività online per reprimere questo problema. Questa perdita di libertà e di privacy non sarà misurata come una perdita nel PIL (potrebbe essere un guadagno) ma sarà vista come una perdita di benessere.

Il PIL riceve critiche da molto tempo. Esso non misura il contributo non pagato delle donne per il lavoro domestico, per esempio. Se una banda rompe tutte le finestre nel centro città, il PIL si alza quando i vetrai rimpiazzano i vetri. Abbiamo misure alternative di benessere: la longevità (e la mortalità infantile) sono misure di base, e possiamo aggiungere l’altezza della popolazione (come indicatore della nutrizione), l’aspettativa di vita sana (quanto vecchio sarai prima di diventare infermo), eccetera. Queste misure ci hanno portato nella direzione giusta, in alcune parti del mondo sviluppato.

Ma torniamo allo Studio di Barclays. Sul tema dell’automazione e del lavoro, il report afferma che, inizialmente, solo alcune parti del nostro lavoro vengono automatizzate piuttosto che l’intero processo. Prendiamo il trasporto su camion sulle lunghe distanze. L’introduzione delle telecamere posteriori, dei freni automatici, del cruise control, ecc. ha reso il compito più facile, e quindi richiede meno abilità. In termini nominali, il salario medio di un camionista è cresciuto da $ 38.000 nel 1980 ad appena $ 46.000 oggi, ben al di sotto dell’inflazione. Perciò l’automazione ha fatto crescere il numero di lavoratori che sono in grado di svolgere il compito, deprimendo così la crescita del salario reale. La tecnologia ha inoltre creato nuovi lavori: sviluppatori di app per iPhone, moderatori di contenuti sui siti, ecc.

Per quanto riguarda la produttività, potrebbe essere troppo presto per vedere pienamente i benefici. Thomas Edison e altri sono stati i pionieri dell’industria elettrica negli anni ’80 del diciannovesimo secolo, ma nel 1925 più di metà delle case statunitensi non avevano ancora l’elettricità. Le fabbriche hanno avuto bisogno di essere riprogettate per trarre vantaggio dall’elettrificazione (i vecchi siti facevano affidamento su un singolo motore a vapore ed erano disposti di conseguenza). Il miglior decennio per l’aumento della produttività negli USA fu gli anni ’50, un’era con poche innovazioni; le tecnologie sviluppate prima della guerra stavano finalmente diffondendosi.

Quindi è possibile che l’intelligenza artificiale, le stampanti 3D e cose simili non abbiano ancora spinto la crescita e ci permetteranno di superare il problema demografico (una popolazione più vecchia significa meno lavoratori).

 

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Traduzione di un articolo dell'Economist su tecnologia, benessere e PIL (17.04.2018)

 



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