COME DIVENTARE INVESTITORI MIGLIORI - CONTROLLARE L'EMOTIVITA'

27-03-2018

 

Quando si tratta di investire, le emozioni sono fattori estremamente concreti, nel senso che incidono e influenzano il comportamento degli individui e quindi, in ultima analisi, i prezzi di mercato.

Benjamin Graham era solito affermare che il peggior nemico di un investitore non è il mercato, ma è sé stesso. Essere un investitore consapevole significa essere preparati, sia finanziariamente sia psicologicamente, per gli inevitabili alti e bassi del mercato. Inoltre, affermava: “Per la maggior parte del tempo le azioni ordinarie sono soggette a fluttuazioni di prezzo irrazionali ed eccessive in entrambe le direzioni, come conseguenza diretta della tendenza radicata di certe persone a speculare o a scommettere, cioè a dar voce a speranza, paura e avidità”. “L’investitore che si lascia travolgere o preoccupare impropriamente da cali ingiustificati del mercato è come se volgesse perversamente a proprio svantaggio i vantaggi di cui dispone, per cui sarebbe meglio se le sue azioni non fossero quotate del tutto, perché almeno gli sarebbe risparmiata l’angoscia provocatagli dagli errori di valutazione di un altro”.

Aggiungiamo che, secondo le più accreditate ricerche economico-comportamentali, spesso gli investitori sono pure inconsapevoli delle loro pessime decisioni. Daniel Kahneman, professore di psicologia alla Princeton University, afferma: “Una delle cose più difficili è immaginare di non essere più intelligenti o brillanti della media”. La dura realtà è che non tutti possono essere al di sopra della media.

Molte sono le “Trappole Psicologiche” in agguato per ogni investitore.

Una delle più complete e interessanti classificazioni di tali trappole è quella fornita dagli scritti e dagli interventi di Charlie Munger. Semplificando, gli errori/fattori più comuni che influenzano il “tumulto emotivo” dell’investitore sono:

- L’avversione alle perdite (Thaler e Benartzi hanno coniato la locuzione “avversione miopica alla perdita”)

- L’elevata frequenza di valutazione

“Avversione alle perdite”: secondo molti studiosi, è il singolo fattore più importante che impedisce alla maggior parte degli investitori di applicare con successo un metodo efficace di investimento. Gli psicologi comportamentisti sanno che gli individui tendono a reagire esageratamente alle brutte notizie, e a prendere atto più lentamente di quelle buone: questo meccanismo è detto “overreaction bias”. Gli individui attribuiscono pesi diversi a guadagni e perdite: in particolare rimpiangono le perdite più di quanto siano felici dei guadagni, fino a 2/2,5 volte in più.

“Elevata frequenza di valutazione”: il consiglio di Richard Thaler è il seguente: “Investite e non aprite la posta”. “E non andate a controllare ogni minuto sul computer, sul telefono o su qualsiasi altro terminale”.

 

POSSIBILI RIMEDI ALL’EMOTIVITA’

Philip Fisher ci ha insegnato che: “Nel mercato azionario, un buon sistema nervoso è anche più importante di una buona testa”.

Facendo tesoro delle più recenti teorie riguardanti la costruzione di un portafoglio di investimenti, il modo più efficace per minimizzare l’influenza dell’emotività è innanzitutto avere:

1) PIANO DI INVESTIMENTO – ASSET ALLOCATION INIZIALE

2) PIANO DI AZIONE OPERATIVO

 

1) PIANO DI INVESTIMENTO INIZIALE. Costruite una ripartizione iniziali degli investimenti che sia razionale, dati i vostri obiettivi e predisposizione al rischio.

2) PIANO DI AZIONE OPERATIVO. Se questa allocazione iniziale prevede anche una percentuale di azioni, programmate fin da subito la possibilità/opportunità di dover intervenire in corso d’opera con acquisti successivi a quello iniziale, in risposta al calo dei prezzi.

Sul Piano di Investimento Iniziale torneremo in un prossimo post. Ora ci concentriamo sul Piano di Azione Operativo.

 

Esempio concreto

Prendiamo ad esempio quanto è successo nei mercati azionari negli ultimi cinque anni. Come riferimento prendiamo l’indice delle azioni tedesche (vedi grafico).

Dalla primavera del 2013 a metà gennaio 2018 i prezzi sono saliti, però con oscillazioni notevoli.

Come abbiamo visto prima, tali alti e bassi del mercato sono inevitabili. Ciò che fa la “differenza” è come ci si comporta in questi momenti. Se l’investitore che avesse iniziato ad investire nel 2013 si fosse già programmato fin dall’inizio l’evenienza di un calo e il relativo intervento, sarebbe stato più facile agire razionalmente, piuttosto che agire guidati dall’emotività.

Infatti, tra la primavera del 2015 e l’inizio del 2016, ci sarebbero state 2/3 opportunità successive di “acquisto programmato”: ad ogni calo del – 10% sarebbe corrisposto un acquisto di + 10% di azioni.

L’opportunità di tali interventi è chiara solo adesso a posteriori e con un mercato che ha continuato, nonostante tutto, a salire.

E se il mercato non fosse stato altrettanto “generoso”?

La soluzione è semplice ed è chiaramente descritta da Philip Fisher.

Sinteticamente il suggerimento è il seguente: Quando investite in azioni, fatelo esattamente nel momento in cui decidete di farlo. Non preoccupatevi se quello è un momento giusto o meno: tanto nessuno lo sa a priori e quindi nessuno potrà essere preciso a riguardo. Fate attenzione semplicemente a mettere già in preventivo una serie di acquisti futuri successivi. Se, dopo la vostra prima entrata nel mercato le discese non si manifesteranno, avrete comunque beneficiato della salita dei prezzi con le prime azioni comprate. Se, dopo la vostra prima entrata nel mercato ci saranno discese, potrete approfittarne facendo appunto tali ulteriori acquisti programmati; dovrete, in questo caso, metterci solo un po' di pazienza in più (“an extra bit of patience”) per vedere i risultati.

 

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Come diventare investitori migliori - Controllare l'emotività (27.03.2018)



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