TRADUZIONE DI UN ARTICOLO DELL'ECONOMIST SULL'INDICE DELLA VOLATILITA' (IL COSIDDETTO VIX) E SUI PRODOTTI AD ESSO LEGATI

14-02-2018

 

Vexed about VIX. Bets on low market volatility went spectacularly wrong. And contributed hugely to the markets’ giddy plunges

The Economist, 8 febbraio 2018

Preoccupati dal VIX. Le scommesse sulla bassa volatilità del mercato sono andate malissimo. Ed hanno contribuito enormemente alle vertiginose cadute dei mercati

 

L’indice di volatilità del Chicago Board of exchange, o VIX, conosciuto come “la misura della paura” cresce quando i mercati sono più nervosi.

Quando Sandy Rattray, un gestore che oggi lavora nel gruppo Man, ha lavorato sul Vix nei primi anni 2000, aveva considerato insieme al suo team di lanciare un ETP (exchange-traded product) agganciato allo stesso, ma aveva concluso che sarebbe stato “uno spettacolo horror” a causa degli scarsi rendimenti. Adesso l’industria dei prodotti agganciati al VIX è diventata importante, con 8 miliardi di dollari investiti. Un tempo considerati investimenti di nicchia, hanno esacerbato gli scossoni del mercato in questa settimana, che ha visto il maggior balzo giornaliero mai visto sul VIX, che è praticamente raddoppiato rispetto al giorno prima, il 5 febbraio.

Il VIX è sempre stato considerato una base per prodotti finanziari e nello stesso tempo uno strumento di misura. I futures sul VIX sono stati lanciati nel 2004 e le opzioni nel 2006. I prodotti “long” sul VIX, ai quali guardava Rattray, cercano di replicare l’indice. Il problema è che questo significa acquistare contratti futures, dove gli acquirenti pagano un premio costante rispetto al prezzo spot (quotazione dell’indice). Quindi questi prodotti tendono a perdere soldi man mano che passa il tempo e a guadagnare ogni tanto quando il VIX sale. Il più grande fondo “long” sul VIX, chiamato VXX ed emesso da Barclays, ha perso circa il 99,9% dal suo lancio nel 2009.

Quindi sono stati sviluppati altri prodotti (ETP) di tipo “short” ovvero che scommettono contro l’indice VIX. Fino a questa settimana sono andati bene. Visto che c’è stato un lungo periodo di bassa volatilità gli investitori si sono precipitati ad investire. In gennaio le somme in gestione nei fondi “short” sul VIX hanno toccato un record di 3,7 miliardi di dollari. Il Credit Suisse ha emesso il maggiore, abilmente chiamato XIV (VIX a rovescio), da solo ha raccolto 1,9 miliardi di dollari. Le banche e gli hedge funds sono stati i maggiori sottoscrittori, ma anche gli investitori retail hanno comprato.

Come ha dimostrato il 5 febbraio i fondi short sul VIX possono crollare in maniera spettacolare quando le cose vanno male (vedi grafico)

La paura di un calo dei mercati ha fatto salire l’indice: i fondi “short” sul VIX hanno iniziato a perdere soldi e a cercare freneticamente di coprirsi sui mercati futures. Questo ha portato ad un circolo vizioso che ha fatto crescere ulteriormente il VIX e si è ripercosso sui mercati. Il fondo XIV del Credit Suisse ha perso circa il 92% del suo valore il 6 febbraio. La banca ha immediatamente detto che riscatterà il prodotto e chiuderà il fondo.

Probabilmente non sarà la fine della storia. Si prospettano reclami da parte degli investitori privati nei prodotti “short” sul VIX. Ma tanto se questi prodotti andranno fuori moda ne nasceranno di nuovi. Sembra che gli investitori siano felici di raccogliere monetine per strada, inconsapevoli del rullo compressore che sta arrivando.

 

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Traduzione articolo Economist - Pericolose scommesse sull'indice di volatilità (VIX) (14.02.2018)



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