FINALMENTE LA VOLATILITA'

06-02-2018

 

Il 23 gennaio scorso, con ottimo tempismo (quasi profetico) scrivevamo: “Cosa monitorare nel 2018 – La ripresa dell’inflazione potrebbe essere la storia importante del 2018”. Ed è proprio la storia che sembra andare molto di moda in questi giorni nei mercati finanziari.

Ebbene, quando i prezzi in borsa scendono molto, cosa fare?

In questi casi è fondamentale ragionare semplicemente e farsi guidare dalla razionalità (mai dall’emozione) e fare riferimento ai grandi maestri dell’investimento azionario.

Proponiamo oggi, molto brevemente, la visione di Philip A. Fisher (maestro di generazioni di economisti e investitori), condensando alcuni capisaldi della sua preziosissima visione.

Il lavoro su cui concentrarsi sempre è quello della ricerca di buone aziende ad un prezzo congruo. Indipendentemente dall’andamento dell’economia: non è necessario concentrarsi su complicate previsioni sull’andamento degli utili, dell’economia, dei tassi di interesse, delle miriadi di notizie giornaliere, ecc. Ciò a patto di avere davvero una visione di lungo periodo, con la serena convinzione che le aziende (in un sistema capitalistico) continueranno sempre a lavorare, e quelle buone in particolare continueranno a lavorare sempre meglio. Più è accurato il lavoro di ricerca, migliori saranno i risultati. I buoni risultati si ottengono scegliendo buone aziende piuttosto che cercando di capire quando comprarle/venderle. Quando i prezzi di borsa scendono molto, semplicemente aumenta la probabilità di trovare le aziende in cui interessa investire: quando i prezzi scendono, il rischio diminuisce, non aumenta. Quello che mai e poi mai si deve fare è vendere in questi momenti, se le aziende che si possiedono continuano a rimanere buone. Potrebbe essere, invece, un ottimo momento per migliorare la qualità del portafoglio e il momento più sicuro per porre le basi per ottimi risultati futuri. Quando tutti gli altri si concentrano sulle notizie negative, è più che mai necessario “ritornare” a ragionare sui fondamentali delle aziende già possedute e di quelle che si potrebbero comprare. Il prezzo delle azioni delle aziende che si comprano potrebbe scendere ancora più in basso? Certamente, c’è sempre questa possibilità. Ma importerà poco, tra un po' di anni da adesso.

Completiamo il ragionamento con uno sguardo alla volatilità del mercato e sulle possibili conseguenze sulle scelte di investimento.

In sintesi: la volatilità è la misura della “paura” sul mercato: quasi sempre ad alti valori di volatilità si accompagnano cali più o meno vistosi delle quotazioni di borsa. Normalmente in queste circostanze l’aumento nei volumi di contrattazione sta ad indicare quanto sia diffusa la paura e quanto le banche (meglio gli intermediari finanziari) possano incassare di maggiori commissioni di compravendita in poco tempo.

Per dare a tutto ciò una prospettiva storica nel grafico sotto indichiamo in blu scuro la misura della volatilità attraverso l’indice VIX statunitense seguita da due linee (verde e celeste) più morbide che ne misurano la media ad un anno e a cinque anni. Sotto, in arancione, l’indice del mercato americano espresso in euro (per un investitore europeo).

E’ immediatamente visibile come ad ogni picco di volatilità, o potremmo dire di paura, corrisponda una flessione dell’indice azionario: è probabile che la paura aumenti proprio in funzione del calo dei corsi. Gli ultimi casi visibili di volatilità consistente sono stati la svalutazione cinese dell’estate 2015 mentre due episodi minori sono stati la “Brexit e le elezioni americane di fine 2016.

In questi giorni, e in particolare nella giornata di oggi, la volatilità è salita a livelli decisamente molto elevati. Precisamente il valore più alto registrato è stato di 50.

Nella stessa giornata i volumi di contrattazione hanno segnato 11,5 miliardi di controvalore, pari a circa il doppio della media degli ultimi 12 mesi. La parte interessante è che la metà di questi volumi è stata registrata nell’ultima ora di contrattazione.

Ad oggi 256 delle 500 aziende dell’indice S&P 500 hanno riportato i dati sugli utili, che registrano un incremento (ad oggi) del 13,6% sullo stesso trimestre dell’anno scorso. Inoltre, tutti i trimestri del 2018 sono previsti in crescita importante. Certo, vi sono le preoccupazioni legate all’inflazione e ad un possibile rialzo dei tassi d’interesse.

 

Conclusioni

In sintesi, facendo tesoro dei consigli di Fisher e considerando anche gli elementi appena esposti, secondo noi si tratta di una interessantissima occasione per cominciare ad aumentare gli investimenti in azioni!

 

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Finalmente la volatilità (06.02.2018)



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