La Borsa italiana - Due elementi di riflessione

16-10-2017

Primo elemento: uno sguardo oggi ed una prospettiva storica

 

Periodo: 01/01/2008 - 13/10/2017

Come evidenzia il grafico, in quasi 10 anni (per la precisione dal 01/01/2008 al 13/10/2017), la borsa italiana (in blu) ha avuto un rendimento incredibilmente peggiore rispetto a quello dei mercati europei in generale (in rosso), e a quello tedesco in particolare (in verde). Per la precisione la borsa italiana ha reso meno delle altre borse in ben 8 anni su 10. Solo nel corso del 2015 e del 2017, il mercato italiano ha registrato un rendimento migliore.

Da un lato viene riconfermato, nei prezzi di borsa, il differenziale di competitività tra la nostra economia e quella europea. Ma, elemento forse ancora più importante, viene confermata la scarsa attrattività della borsa per le migliori aziende italiane. Ciò non ha consentito di rendere strutturale quel circolo virtuoso che consente alle aziende, da un lato di affrancarsi (almeno in parte) dal canale del classico indebitamento bancario, e dall’altro di attirare investimenti stranieri desiderosi di investire non solo in buone attività (alto potenziale di rendimento) ma anche rendendo nel contempo più appetibile ed accessibile il Made in Italy.

 

Secondo elemento: i PIR, un nuovo strumento sul mercato

A partire da 01/01/2017 sono stati introdotti i PIR (Piani Individuali di Risparmio), così come previsto nella legge di bilancio 2017. In estrema sintesi si tratta di uno strumento che consente al risparmiatore italiano di godere di vantaggi fiscali, a fronte di investimenti effettuati su aziende quotate nella borsa italiana. Per approfondimenti si consiglia il seguente link: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-04-06/pir-cosa-sono-155045.shtml?uuid=AEl6Bm0).

 

Periodo: 01/01/2017 - 13/10/2017

Dall’inizio dell’anno questo strumento ha già raccolto circa 1 miliardo al mese e in prospettiva si prevede che la raccolta nei prossimi cinque anni possa essere di almeno 70 miliardi. La cifra non è così grande se paragonata ad iniziative analoghe attuate in passato in Francia (Dal 1992 – Raccolta di 120 miliardi di euro), Canada (Dal 2009 – Raccolta 150 miliardi di dollari canadesi) e Regno Unito (518 miliardi di sterline). Ma è notevole considerando la dimensione della borsa italiana che, come abbiamo commentato in precedenza, si colloca in ritardo rispetto alle altre realtà internazionali. Si prevede che nei prossimi anni, almeno il 20% della raccolta andrà investito in aziende medio-piccole.

L’effetto è chiaro già dall’inizio dell’anno. Nel grafico sopra l’andamento dei titoli a maggiore capitalizzazione (in blu) a confronto con i titoli a medio-piccola capitalizzazione (in rosso). E non solo in termini di prezzo ma anche di volumi scambiati: +78% per le piccole aziende, +18% per le medie; contro un -3% di volumi per le aziende più grandi.

Quindi da un lato l’opportunità di abbondanza di capitali dall’altra ancora poche aziende in cui poter investire.

Monitoreremo con interesse il fenomeno augurandoci che questo sia il primo passo verso una maggior importanza della borsa per le aziende italiane, seguendo l’esempio internazionale.

 

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La Borsa italiana - Due elementi di riflessione (18.10.2017)



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